Su ciascuna delle due lastre marmoree a rilievo sono raffigurati due putti reggenti le insegne di del dio dell’agricoltura Saturno, rispettivamente falce e scettro. I quattro putti, con naturalezza e grazia accattivante, sono colti in pose gioiose quasi di danza nel pur severo compito di sostenere i simboli del dio. Pilastri scanalati scandiscono la ripartizione architettonica dello sfondo.
Le lastre provengono da Ravenna, dove appartenevano a un complesso ciclo di rilievi con putti recanti le insegne di nove o forse dodici divinità. Il ciclo doveva far parte di un monumento votivo agli dei dell’Olimpo, derivante con tutta probabilità da un edificio di Roma. Cronologicamente i rilievi sono inquadrabili in età imperiale, negli anni di poco precedenti alla metà del I secolo d.C. (età della dinastia giulio-claudia), e sono attribuibili a officine attive anche fuori da Roma.
Nei primi decenni del Trecento i due marmi, dalla chiesa ravennate di San Vitale, giunsero a Venezia e, dopo vari trasferimenti, nel 1811 pervennero tra le sculture antiche dello Statuario Pubblico della Serenissima.
Si tratta di opere di grande valore, che rivestirono una notevole importanza per l’ambiente culturale e artistico veneziano, incontrando un favore straordinario presso gli studiosi e gli artisti. La lavorazione è curata in tutti i particolari – si vedano i felici tocchi nei panneggi rigonfi, la minuzia delle penne delle ali, il raffinato disegno della immanicatura della falce, le morbide superfici dei corpi dei putti; l’esecuzione si distingue per eleganza, sensibilità e abilità somma, le figure mostrano naturalezza e grazia ed esprimono una spontanea festosità: in virtù di queste caratteristiche, i putti dei rilievi divennero un punto di riferimento costante per pittori e scultori del Quattrocento e Cinquecento, che più volte li citarono nelle opere – tra i quali si ricordano Mantenga, Jacopo Sansovino, Tiziano.
I rilievi erano ricoperti da uno strato di sporco, presentavano una forte penetrazione di pulviscolo nella struttura stessa del marmo e, sulla superficie, una patina in cera giallastra stesa in epoca imprecisata. Si è proceduto alla pulitura con impacchi di solventi e alla rifinitura a bisturi per eliminare eventuali residui. Gli elementi marmorei relativi ad un precedente restauro, inseriti per completare i bordi delle lastre e malamente incollati alla parte originale, sono stati rimossi e poi ricollocati.
Il risultato finale ha dato nuovo risalto all’eleganza della lavorazione, recuperando al godimento e ad una più chiara lettura due opere di grande importanza storico-artistica.
Redazione Restituzioni
