Si presenta innanzitutto l’elenco delle raffigurazioni, dall’alto verso il basso.
Reliquiario A. A sinistra e a destra: Madonna dell’umiltà, santa Caterina, Strage degli innocenti, san Matteo, san Romano, san Nicola; al centro: lapidazione di santo Stefano, san Fabio, san Biagio, san Lorenzo, sant’Alessandro, le undicimila Vergini; nel fastigio in alto: Resurrezione di Cristo.
Reliquiario B. A sinistra e a destra: san Bartolomeo, san Valeriano, san Cristoforo, Flagellazione di Cristo, santa Cecilia, santa Caterina da Siena; al centro: Madonna adorante il Bambino, sant’Ugone, sant’Orsola, santa Maria Maddalena, san Brizio, santa Caterina d’Alessandria.
Nella parte inferiore di ognuno dei due reliquiari, come usuale per questo genere di arredo liturgico, una scritta indica quale reliquia fosse conservata: “De lacte gloriose virginis Marie; De liquore sancte Caterine virginis; De una costa unius innocentis; De osse capitis sancti Mathei apostoli; De osse sancti Romani episcopi” ecc.
Si tratta di oggetti peculiari, a metà tra la decorazione pittorica e l’oreficeria. Le cornici lignee presentano stretti rapporti stilistici con gli arredi della Sacrestia del Tesoro della Certosa milanese, eseguita probabilmente da Battista e Santo da Corbetta, intagliatori responsabili degli arredi lignei realizzati nel 1553-77. I vetri sono eseguiti con una tecnica complessa, descritta dettagliatamente da Cennino Cennini, e diffusa in Lombardia a partire dal XIV secolo. Le pergamene sono di dimensioni più ridotte rispetto ai riquadri in oro e sembrano opera di un’altra bottega o di un altro maestro, di scuola più tradizionale. Sebbene eseguite da mani differenti le figure sono databili allo stesso momento, circa il settimo decennio del XV secolo, poco prima della fine della moda tardogotica. In territorio sforzesco, probabilmente a Pavia, esisteva una produzione abbastanza diffusa di oggetti in vetro dipinto, ispirati da un punto di vista stilistico all’arte di Michelino da Besozzo. Le pergamene illustrate invece sono tutte di stretta osservanza lombarda, ascrivibili all’ambito di Bonifacio Bembo e del Maestro del Breviario Francescano, o del Maestro di Ippolita Sforza, di una generazione più giovane.
Si è provveduto innanzitutto allo smontaggio e ad una prima classificazione dei vetri, che sono risultati tutti originari del XV secolo. Si è potuto notare inoltre che le pergamene sono state dipinte a tempera, e più precisamente con un legante che sembra identificabile con l’uovo. Il restauro, di tipo conservativo, ha dovuto risolvere problemi di alterazioni meccaniche nelle lastre di vetro, di aderenza dello strato pittorico al supporto vitreo, di alterazioni del colore dei piccoli dipinti su pergamena, di attacco di microorganismi sulla pergamena stessa e sul supporto ligneo della cornice. Le cornici, decorate con argento steso a mecca e in parte dorate, sono state liberate da una pesante stratificazione di vernici scure e ossidate.
Redazione Restituzioni
