Le due Paci, strumenti liturgici utilizzati per il bacio prima della Comunione, si presentano con cornici a forma di edicola, sorrette da due pilastrini a candelabro e capitelli compositi che poggiano su zoccoli con teste di leone. La trabeazione ha un fregio decorato con motivi a fogliame. Entrambe terminano con un timpano che ha al centro la raffigurazione del Padre Eterno. La prima Pace raffigura al centro la Madonna con il Bambino benedicente, la seconda il Cristo, con alle spalle la croce, sorretto da due angeli. La seconda Pace inoltre presenta sul basamento un motivo decorativo formato da delfini affrontati ad una conchiglia e nel mezzo del fregio centrale le chiavi incrociate, stemma capitolare.
Più di uno studioso ha sottolineato la vicinanza delle figure rappresentate su queste Paci con i modelli scultorei di Jacopo Sansovino, in particolare per quanto riguarda la Madonna con il Bambino. Pietro Pazzi, che rilevò sulle opere trevigiane alcuni punzoni, si basa su uno di questi, una S e una T, riscontrabile anche in una placchetta sansoviniana conservata nel Museo Statale di Berlino, per indicare una sicura paternità sansoviniana dei manufatti trevigiani. Paternità che invece Barbara Pegolo, in anni più recenti, mette convincentemente in dubbio, confrontando la Pace raffigurante il Cristo con analoghi rilievi eseguiti dal Moderno, artista attivo a Roma e Padova nel XVI secolo. La Pegolo, peraltro, grazie alla lettura degli inventari del Catastico della Biblioteca Capitolare riesce a datare l’esecuzione dei due manufatti tra il 1541 e il 1552.
In una prima fase del restauro sono stati rimossi due grossi chiodi che deturpavano la figura della Vergine e che erano stati aggiunti, insieme ad altri chiodi, in interventi di riparazione antecedenti. Nella stessa Pace è stata raddrizzata parzialmente un’ammaccatura che si trovava alla base della lesena di destra. Infine è stato asportato il più possibile il piombo che debordava dalle saldature – sempre frutto di un precedente intervento – presenti lungo le lesene e le fasce decorative. A questo punto si è proceduto con la pulitura delle superfici utilizzando solventi per lo sgrassaggio preliminare; bicarbonato di sodio e alcool per la rimozione del solfuro d’argento; lavaggi in acqua deionizzata e disidratazione con bagni di alcool e acetone e getti d’aria calda. La base dell’edicola danneggiata è stata stuccata e i fori sul panneggio della veste della Vergine sono stati chiusi con resina epossidica opportunamente colorata. Infine i due manufatti sono stati protetti con una resina nitrocellulosica (Zapon) applicata per immersione.
Redazione Restituzioni
