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    Due frammenti di tessuto operato con ogive e palmette

    Data: XV secolo (epoca nasride)
    Artista: Manifattura spagnola (Granada)
    Tecnica/Materiale: lampasso a tre trame lanciate, di cui una variante; fondo in raso da 5 dell'ordito di fondo (seta, torsione Z, blu) e della trama di fondo (seta, STA, blu); opera in taffetas dell'ordito di legatura (seta, STA, blu) e delle trame lanciate (seta, più capi STA, giallo, rosso e bianco variante verde)
    Dimensioni: 46 x 34,5 cm; 34,5 x 5 cm rapporto di disegno: 25 x 16 cm
    Provenienza: lascito Louis Carrand (1888)
    Collocazione: Firenze, Museo Nazionale del Bargello (inv. 2372 C)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Maria Ludovica Rosati
    Restauro: Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e restauro Arazzi, tappeti e tessuti, Firenze; con la direzione di Ilaria Ciseri (direttore Museo Nazionale del Bargello, Firenze)
    Ente di Tutela: Museo Nazionale del Bargello

    Opera restaurata da Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e Restauro Arazzi, Tappeti e Tessuti, Firenze) con la direzione di Ilaria Ciseri (Museo Nazionale del Bargello, Firenze)

    Scheda breve

    I due frammenti presentano un disegno a maglia continua di ogive, contenenti coppie di mezze palmette con al centro un trifoglio lanceolato. Tutti gli elementi vegetali, altamente stilizzati e combinati secondo semplici principi di simmetria, concorrono a creare un armonioso effetto decorativo, giocato sui vividi accostamenti cromatici delle vaste campiture di colore puro.

    Dati tecnici e stilistici, come il fondo raso del lampasso, l’assenza di filati metallici sostituiti dalla seta gialla, l’acceso cromatismo e l’impianto compositivo a ogive e motivi vegetali stilizzati, permettono di collocare questo tessuto nella stagione finale della dinastia nasride, l’ultimo regno islamico di Spagna caduto per mano cristiana nel 1492, o, tutt’al più, negli anni immediatamente successivi, quando le manifatture islamiche di Granada erano ancora attive al servizio dei nuovi sovrani cattolici.

    Durante l’epoca nasride si consolidò nelle diverse produzioni suntuarie un principio estetico unitario e coerente, fortemente improntato alla funzione decorativa delle diverse produzioni d’arte (ceramiche, stucchi, intagli lignei e tessili) applicate allo spazio architettonico. Tratti essenziali del nuovo gusto furono l’impiego di un ridotto numero di semplici forme astratte, la loro ripetizione ad infinitum in composizioni sempre diverse e l’uso complementare di pochi colori in tonalità squillanti (il rosso, il blu, il bianco, il giallo e il verde). Questi principi si ritrovano anche nelle produzioni tessili granadine del XIV e del XV secolo. Se nel Trecento si può riscontrare una coincidenza formale e cromatica anche puntuale con i rivestimenti architettonici a formelle geometriche dei palazzi nasridi come l’Alhambra, nel corso del Quattrocento l’inserimento nel repertorio tessile spagnolo di nuovi pattern vegetali, forse sulla scia delle stoffe medio-orientali a maglia di ogive e dei velluti con melagrane italiani, non rinnega né il trattamento sintetico ed essenziale delle forme, né i colori astratti e forti della tradizione anteriore. Rispetto ad altri manufatti spagnoli coevi più vicini alle richieste della committenza cristiana, come il gruppo di lampassi nasridi o mudejar con palmette, leoncini e talvolta scudi araldici, il tessuto del Bargello sembra meno toccato dalle contaminazioni stilistiche delle sete islamiche con le produzioni tessili italiane. Tuttavia, le somiglianze tecniche con questo gruppo sono tali che non si può escludere che nelle stesse date e dagli stessi telai provenissero sia l’una che l’altra soluzione ornamentale, entrambe destinate tanto a una clientela musulmana quanto cristiana. Le condizioni frammentarie del reperto del Bargello non permettono di ricostruire l’originaria destinazione d’uso del manufatto. Prima dell’intervento conservativo – realizzato nell’ambito di Restituzioni – i due frammenti erano giuntati arbitrariamente, senza tener conto dell’orientamento degli orditi e delle trame, andando invece a costituire una sorta di quadretto rettangolare. Tale soluzione è da ascrivere alla situazione del mercato antiquariale e del collezionismo tessile ottocenteschi, quando i manufatti originari venivano smembrati per essere venduti a più acquirenti. I frammenti potevano essere successivamente ricomposti in forme regolari dagli stessi collezionisti per costituire delle serie omogenee e il più possibile complete di moduli decorativi e tecniche tessili del passato. In questo genere di collezioni era spesso prestata scarsa attenzione alla provenienza, alla destinazione d’uso e alla foggia primitiva degli oggetti da cui tali reperti erano stati estrapolati,privandoli così, purtroppo, del loro contesto storico. Avendo le indagini dimostrato come tale assemblaggio non fosse pertinente alla confezione originaria del tessuto e, anzi, andasse a incidere sul suo stato conservativo, è stato quindi deciso di separare i due frammenti in sede di restauro.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, dritto (2372 C)

    Prima del restauro, retro (2372 C)

    Prima del restauro, dritto e retro, particolare dei rammendi storici (2372 C)

    Prima del restauro, Frammento n. 2372 C, la congiunzione fra le due porzioni del tessuto sul fronte

    Prima del restauro, Frammento n. 2372 C, particolare della cucitura localmente incompleta che teneva uniti i due frammenti

    Prima del restauro, Frammento n. 2372 C, particolare delle lacune e delle consunzioni con perdita della coesione dell’intreccio tessile

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, Frammento n. 2372 C, intervento di separazione dei due frammenti

    Durante il restauro, Frammento n. 2372 C, fase di pulitura meccanica tramite aspiratore a potenza regolabile

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro, Frammento n. 2372 C, il frammento più piccolo nelle zone consolidate senza l’applicazione del supporto, ma solo a punto posato, visto specularmente fronte retro

    Dopo il restauro, particolare delle palmette (2372 C)

    Dopo il restauro, particolare dei tralci delle ogive (2372 C)

    Dopo il restauro, dritto, ingrandimento dell’armatura tessile (2372 C)

    Dopo il restauro, dritto, ingrandimento dell’armatura tessile (2372 C)

    Dopo il restauro, retro, particolare dei rammendi storici (2372 C)

    Dopo il restauro, dritto (2372C)

    Dopo il restauro, retro (2372C)

    Dopo il restauro, Frammento n. 2372 C, il consolidamento dell’angolo in alto a sinistra del frammento più grande, visto sul fronte e sul retro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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