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    Torna a Restituzioni 2018

    Due frammenti di tessuto operato a figurazione animale e vegetale

    Data: prima metà o metà del XIV secolo
    Artista: Manifattura italiana (Lucca)
    Tecnica/Materiale: lampasso a tre trame lanciate e una trama broccata, seta e filato metallico; fondo double-étoffe in saia da 1 lega 2 S dell’ordito di fondo a fili doppi (seta, torsione Z, blu) e della trama di fondo (seta, 3 capi STA, blu); opera in taffetas dell’ordito di legatura a fili singoli (seta, STA, bianco) con le trame lanciate 1 e 2 (1. seta, più capi STA, bianco; 2. interrotta, seta, STA, giallo-beige nel frammento A e rosso nel frammento B) e in saia da 2 lega 1 S del medesimo ordito di legatura con la trama lanciata 3 e la trama broccata (entrambe in oro filato membranaceo avvolto Z su accia di lino bianco); presenti frammenti di cimosa destra (0,8 cm): armatura tubolare prodotta da un ordito (seta, fili doppi sul dritto e quadrupli sul rovescio, bianco) che lavora in saia da 2 lega 1 S faccia ordito con la trama di fondo; all’estremità due cordelline di lino bianco, attorno cui girano tutte le trame per passata; presenti frammenti di inizio e fine pezza formati da 4 inserzioni continui della trama lanciata (rossa nel frammento A e gialla nel frammento B) fermate in taffetas dall'ordito di legatura
    Dimensioni: frammento A: 39 x 57 cm frammento B, di forma irregolare, composto da 4 strisce giuntate, due inserzioni minori e un frammento staccato: alt. max 76, lungh. 42 cm; frammento staccato: 24 x 7 cm rapporto di disegno: 23 x 19 cm
    Provenienza: lascito Louis Carrand (1888)
    Collocazione: Firenze, Museo Nazionale del Bargello (inv. 2297 C)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Maria Ludovica Rosati
    Restauro: Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e restauro Arazzi, tappeti e tessuti, Firenze); con la direzione di Ilaria Ciseri (direttore Museo Nazionale del Bargello, Firenze)
    Ente di Tutela: Museo Nazionale del Bargello

    Opera restaurata da Martina Panuccio (Millefleurs di Martina Panuccio Conservazione e Restauro Arazzi, Tappeti e Tessuti, Firenze) con la direzione di Ilaria Ciseri (Museo Nazionale del Bargello, Firenze)

    Scheda breve

    Il disegno dei manufatti è articolato per bande orizzontali popolate da motivi animali e vegetali, alternate a cornici separatorie in oro con medaglioni recanti pseudo-iscrizioni nashki, quadrupedi e motivi floreali. Nelle bande maggiori si susseguono grandi palmette composite a bocciolo di loto, alle quali sono incatenati leopardi. Negli interspazi si collocano boccioli di loto, coppie di cani accucciati, uccelli fantastici con tralcio fiorito nel becco.

    I manufatti del Bargello rientrano nelle produzioni seriche di lusso italiane del XIV secolo e la loro struttura tecnica sembra richiamarsi alla tipologia dei ‘baldachini’ realizzati a Lucca. Un dato esecutivo di particolare interesse, perché probabile indice di una fase sperimentale nella tessitura, è emerso nel restauro – realizzato nell’ambito di Restituzioni – durante il rilevamento delle zone deteriorate. I reperti si presentavano in un generale stato di degrado ed è stato evidenziato come molte aree di cedimenti e rotture dei filati corrispondessero ai punti dove i colpi della trama metallica broccata si andavano a inserire tra le trame di fondo seriche, ad esempio lungo i profili delle coppie di cani.

    Questo processo di vero e proprio deterioramento meccanico si è prodotto per il contrasto e lo sfregamento tra i fili di seta estremamente sottili della trama di fondo e il filato metallico più grosso, che proprio alla fine delle aree broccate aumentava di spessore, in quanto rigirato nello stesso punto e fermato sul retro. La combinazione dei due materiali, l’uno leggero e mirante a effetti di estrema mobilità del tessuto, e l’altro, finalizzato ad arricchire gli effetti cromatici della stoffa, ma troppo pesante, era dunque destinata a fallire. Non è forse un caso, quindi, se in altre realizzazioni dell’epoca si tenda invece a evitare questa soluzione, bilanciando differentemente i titoli dei fili e gli intrecci di fondo e dell’opera, anche a scapito di una semplificazione delle armature con una riduzione nel numero delle trame supplementari coinvolte.

    I due reperti Carrand rappresentano un esempio tipico delle realizzazioni italiane ispirate alle produzioni asiatiche (i cosiddetti ‘panni tartarici’) giunte in Europa dalla seconda metà del Duecento. Di fronte al successo di queste stoffe presso il pubblico europeo, le nascenti industrie della seta italiane si appropriarono dei modelli orientali per rispondere alle richieste del mercato, imitandoli dapprima fedelmente e, successivamente, mescolando soluzioni di diversa provenienza in realizzazioni via via più originali, in cui gli stimoli esotici dialogavano sempre più liberamente con le suggestioni della cultura figurativa gotica trecentesca.

    Nei tessuti del Bargello la composizione complessiva del modulo per bande orizzontali è di origine medio-orientale e islamica, come pure lo sono le grandi palmette a bocciolo, gli animali di profilo inclusi nei medaglioni e, naturalmente, l’uso delle iscrizioni pseudo-arabe in funzione ornamentale. Ciò nonostante il marcato geometrismo astratto dei tessuti rigati islamici è trasfigurato in una direzione più narrativa di matrice squisitamente italiana, attraverso l’unificazione dello spazio delle bande maggiori e la concatenazione dei singoli elementi del pattern in composizioni più vaste e quasi aneddotiche. Dal repertorio tessile estremo-orientale derivano invece i volatili, che nell’esemplare italiano riprendono pedissequamente il modello del mitico feng huang, la fenice cinese nota in Europa attraverso i coevi ‘panni tartarici’. Per quanto riguarda i quadrupedi delle bande maggiori, se è vero che essi discendono in ultima istanza dagli animali delle steppe mongole, il loro processo di occidentalizzazione, da una parte, e di adeguamento al contesto gotico, dall’altra, è quasi completamente ultimato: i cani in oro hanno ormai l’aspetto di teneri cuccioli domestici, mentre i leopardi sono incatenati e con tanto di collare, rimandandoci alle attività venatorie del mondo cortese europeo.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, particolare, a destra e al centro, prima e dopo il consolidamento a punto posato; a destra lo stesso particolare visto dal retro

    Prima del restauro, Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, la superficie dell’intreccio scomposta con perdite di ordito e tagli a vivo; si notano i punti di cucitura che fermavano i lembi al supporto retrostante

    Prima del restauro, dritto (2297C [A])

    Prima del restauro, retro (2297C [A])

    Prima del restauro, dritto (2297C [B])

    Prima del restauro, retro (2297C [B])

    Prima del restauro, Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, le varie porzioni dello stesso tessuto assemblate insieme; al centro il frammento, molto degradato, con la variante d’ordito giallo

    Prima del restauro, Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, sul retro il supporto di lino blu atto a tenere insieme i frammenti

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, stabilizzazione del nuovo supporto al frammento n. 2297 C

    Durante il restauro, Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, in alto il distacco del frammento n. 2297 C/A dalla precedente base espositiva; in basso le fasi di pulitura meccanica e di trattamento di umidificazione effettuate su entrambi i frammenti

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro, dritto (2297C [A])

    Dopo il restauro, Frammenti nn. 2297 C/A-2297 C, consolidamento a punto posato degli orditi slegati nel frammento n. 2297 C/A

    Dopo il restauro, dritto (2297C [B])

    Dopo il restauro, retro (2297C [A])

    Dopo il restauro, retro (2297C [B])

    Dopo il restauro, particolare dell’ingrandimento della cimosa (2297C [A])

    Dopo il restauro, particolare della cimosa (2297C [A])

    Dopo il restauro, particolare della fine pezza (2297C [A])

    Dopo il restauro, particolare dell’inizio pezza (2297C [B])

    Dopo il restauro, particolare dell’ingrandimento dell’inizio pezza (2297C [B])

    Dopo il restauro, particolare dei leopardi e della palmetta (2297C [A])

    Dopo il restauro, particolare della banda con pseudo iscrizioni e medaglioni con animali (2297C [A])

    Dopo il restauro, particolare dei cani e delle fenici (2297C [B])

    Dopo il restauro, particolare della giunzione di uno dei frammenti minori (2297C [B])

    Dopo il restauro, dritto (2297C [B])

    Dopo il restauro, retro (2297 [B])

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
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