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    Torna a Restituzioni 1996

    Due corredi funerari longobardi

    Data: VII secolo d.C.
    Tecnica/Materiale: Ferro, bronzo, lamina d'oro, pietra, osso, legno
    Dimensioni: Varie
    Provenienza: Verona, Palazzo Zenobi, via Quattro Spade, 18. Scavo pluristratificato urbano, 1990-1993; tomba 81. Verona, via Cantore, 18. Scavo pluristratificato urbano, 1993-1996; tomba 32.
    Collocazione: Provvisoriamente presso i depositi della Soprintendenza Archeologica del Veneto - Nucleo Operativo di Verona
    Edizione: Restituzioni 1996
    Autore scheda in catalogo: Giuliana Cavalieri Manasse, Peter Hudson
    Restauro: Ambra s.n.c. di N. Scalisi Gianni de Zuccato della Soprintendenza Archeologica del Veneto, Nucleo Operativo di Verona.
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologica del Veneto

    «e l’uomo e le sue tombe / e l’estreme sembianze e le reliquie / della terra e del ciel traveste il tempo» (Ugo Foscolo, Dei sepolcri)

    Scheda breve

    I corredi funerari costituiscono la quasi totalità delle tracce archeologiche che i Longobardi hanno lasciato in Italia. Si tratta quindi delle principali fonti materiali per la ricostruzione della struttura sociale del Regno longobardo e per la dinamica del popolamento dei territori. Per esempio, mentre in età romana le necropoli erano sempre all’esterno della cinta urbana, nel periodo longobardo compaiono sepolture entro le mura. Gli studiosi hanno formulato diverse ipotesi per spiegare questo fatto. Si è pensato in un primo momento che la sepoltura intramuraria fosse un privilegio riservato alle classi più elevate, ma il ritrovamento di tombe con ricco corredo anche fuori città, e viceversa con corredo modesto o inesistente all’interno delle mura, ha costretto ad accantonare l’ipotesi. Più convincente dunque una motivazione di tipo pratico: le sepolture cittadine sono legate alla nuova disponibilità di aree non edificate entro le mura. Da ciò però ne conseguirebbe che il rinvenimento di tombe in area urbana rappresenta un indizio della decadenza delle città in epoca longobarda.
     

     

    I due corredi oggetto di questo restauro vengono appunto da due sepolture di Verona, centro di grande importanza nel primo periodo longobardo: una tomba è stata rinvenuta entro le cinta murarie, a palazzo Zenobi, l’altra appena all’esterno della seconda cinta muraria, in via Cantore, lungo il troncone sub-urbano suboccidentale della via Postumia. Nella tomba cittadina, sepoltura isolata reperita accanto a un gruppo di otto sepolture, sono state trovate una spada da parata con l’elsa di ricca fattura e con fodero ligneo e immanicatura in osso o avorio, una punta di lancia a foglia di salice con costolatura centrale romboidale, un umbone di scudo a calotta unica, un coltello, ed elementi riferibili alla cintura e al sistema di sospensione della spada e del coltello; la cassa conteneva inoltre un pettine in osso privo del manico, con dorso arcuato ed un’unica fila di denti. L’elsa della spada e il dorso del pettine sono decorati: la prima con motivi puntinati sagomati ad “S” e a “R”, il secondo da fasce delimitate da linee incise curvilinee al centro e diritte all’estremità, inquadranti gruppi di motivi ad occhio di dado. Il secondo corredo, quello extraurbano, conserva una spada in ferro con tracce del fodero ligneo, un coltello in ferro, ed elementi relativi al sistema di sospensione della spada (una fibbia in bronzo e una linguetta riferibili alla cintura e una fibbia in ferro). Inoltre nella sepoltura è stata rinvenuta anche una fusarola biconica in pietra nera, forse con funzione ornamentale. Entrambi i corredi sembrano ascrivibili a sepolture di guerrieri, risalenti all’inizio del VII secolo d.C. Quella di palazzo Zenobio è, peraltro, la prima sepoltura di un guerriero rinvenuta all’interno delle mura.
     

     

    I reperti sono stati preliminarmente sottoposti a radiografia per identificarne tutte le parti costitutive, spesso obliterate da incrostazioni terrose di notevole spessore, per valutarne lo stato di conservazione e per rilevare particolari caratteristiche tecniche, costruttive e decorative. La fase di pulitura è stata realizzata meccanicamente, principalmente con il bisturi e il controllo del microscopio ottico binoculare. Le superfici metalliche con attacchi corrosivi attivi  sono state trattate con inibitori applicati a pennello o mediante microiniezioni nelle fratture; il ferro con una soluzione di acido fosforico e acido tannico al 10% in alcool etilico oppure con Fertan; il bronzo con benzotriazolo al 3% in alcool. Gli incollaggi sono stati realizzati con prodotti vari, secondo necessità. Come consolidante e protettivo finale è stato utilizzato Paraloid B72 in acetone in varie diluizioni. Alcuni campioni prelevati dall’elsa e dal fodero della spada rinvenuta nella tomba in Palazzo Zenobi sono stati inviati al Laboratorio di Archeologia dei Musei Civici di Como, per analisi che hanno permesso di definire meglio i materiali utilizzati per la fattura delle varie parti del corredo.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '96

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1996

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    corredo funerario

    Reperti in bronzo del Lago di Garda

    corredo funerario

    Corredo funerario. Reperti vari nn. 1-18

    arredi e suppellettili

    Alare a protome d’ariete

    scultura

    Statuetta di Demetra

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