I due candelabri, in legno intagliato, dipinto e dorato, si compongono ciascuno di tre sezioni, di cui solo quella centrale è originale, caratterizzata dalla presenza di putti, volute, iscrizioni riportate su cartigli. Appartengono a rifacimenti successivi il piedistallo inferiore a tre facce con ampie volute e la sezione superiore, incongrui rispetto alla sezione centrale.
Le sezioni centrali dei due candelabri, conservati nella chiesa di Santo Stefano di Belluno e ideati probabilmente come arredi d’altare, sono opera dello scultore e intagliatore bellunese Andrea Brustolon (1662-1732). Le iscrizioni, riportate su cartigli e recuperate grazie all’intervento di pulitura del 1996, ne indicano la data di esecuzione: 1725. La lievità delle tre anse del piede, la rotondità dei visi dei putti con la testa all’insù sono caratteri tipici della produzione di Brustolon. Bellissima è l’ideazione di tre putti, che sviluppano un movimento circolare, e la cui festosità e plasticità dei corpi riecheggiano gli angeli dell’altare di Donatello nella Basilica di Sant’Antonio a Padova. Di gusto “neorinascimentale” è la tipologia stessa del candelabro a tre piedi e l’ariosa eleganza del fusto.
La base triangolare risale all’inizio dell’800, mentre la sezione superiore fu aggiunta nel 1940.
Il restauro del 1996 ha reso scomponibili le tre diverse sezioni dei candelabri. I tre blocchi che compongono le parti originali settecentesche sono stati rimontati rispettando l’asse centrale. Nelle parti originali sono stati asportati con miscele di solventi gli strati pittorici soprammessi (uno strato oleoso color ocra, strati di porporina, una spessa verniciatura sintetica). Spessi strati di cera sono stati rimossi con clorotene e bisturi, mentre le dorature vengono pulite con soluzioni tamponate. I rifacimenti novecenteschi in stucco vengono rimossi. La disinfestazione del supporto dall’attacco degli xilofagi (favorito dall’uso di colle animali) è stata eseguita con permetrina, mentre per il consolidamento si sono utilizzati metacrilati in clorotene. Le lacune con supporto a vista, stuccate a gesso e colla, sono state brunite con pietra d’agata. Alcune lacune di supporto sono state stuccate. L’intevento di ricucitura pittorica è stato eseguito a tratteggio o a velatura. È stata stesa una leggera verniciatura come protettivo finale.
Redazione Restituzioni
