In una stanza scura e spoglia san Carlo, con la veste cardinalizia rosso porpora, siede preparandosi a consumare un pasto frugale, consumato davanti a una tavola senza tovaglia poveramente apparecchiata: un pezzo di pane semplicemente appoggiato su un piatto, la bottiglia di vetro verde con l’acqua, una coppa trasparente vuota.
Il digiuno del santo è accompagnato dalla preghiera e dalla meditazione sulla Passione di Cristo, di cui sono spia il libro aperto e la croce appoggiata sul tavolo davanti a lui.
La scena si svolge nell’assoluta privatezza e nel silenzio della piccola stanza; vengono tuttavia introdotti due personaggi che emergono appena da un’apertura in fondo a destra, chiamati a testimoniare il rigore morale del santo, coltivato anche nei momenti di massima solitudine.
L’iconografia del dipinto è davvero singolare, inedita e probabilmente unica: questa immagine dimessa contrasta infatti con l’iconografia ufficiale del santo, volta a esaltarne la fisionomia “eroica”. L’iscrizione che appare sul bordo del tavolo chiarisce il carattere penitenziale della scena, finalizzata a sottolineare l’inclinazione di san Carlo per una vita ascetica, fatta di digiuni e mortificazioni fisiche.
Il messaggio è reso ancora più esplicito dalla tecnica pittorica adottata da Crespi, che rinuncia all’utilizzo di mezzi espressivi appariscenti, in favore di una ricercata essenzialità, che sembra andare incontro alla sensibilità dei committenti, gli agostiniani della chiesa della Passione di Milano.
L’opera è stata oggetto di attenzione da parte della critica, che si è concentrata in particolare sulla questione cronologica. In base ad alcune considerazioni stilistiche, risulta condivisibile una collocazione fra 1628-1629, in un momento di maturazione dell’artista, ricettivo nei confronti della lezione caravaggesca, come indica il brano di natura morta sul tavolo, e della pittura religiosa di Zurbaran, densa di realismo ed essenziale.
Il restauro è consistito principalmente nel recupero del dipinto sotto una pesantissima coltre di vernici alterate e di sporco. La pellicola pittorica emersa è risultata molto consumata dai precedenti interventi e ossidata in modo irrecuperabile nelle parti scure.
La pulitura ha fatto emergere la scritta che era quasi totalmente illeggibile, facendo inoltre risaltare la straordinaria natura morta e il fascio di luce obliquo, interpretabile come una singolare rielaborazione del messaggio caravaggesco a San Luigi dei Francesi a Roma. Il dettaglio è risultato, grazie al restauro, assolutamente intenzionale come evidenziato dalla preparazione sottostante al fascio di luce, caratterizzata dalle medesime stesure in diagonale e parallele, date a pennellate larghe.
Redazione Restituzioni
