Il Crocifisso venne illecitamente ceduto a un antiquario dal parroco della chiesa di San Pantalon (Pantaleone) a Venezia intorno al 1935. Da quel momento, per quasi ottant’anni, fu come perduto. Tenuto segregato, passò di mano in mano. Prima a Firenze, nella collezione Saulmann, poi in Germania in quelle di persone attive nel Terzo Reich. Informato dei fatti, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale avviò complesse indagini sinché la casa d’aste Lempertz di Colonia, dov’era nel frattempo pervenuto, lo restituì al Vaticano nel febbraio 2013. Il 2 maggio 2016 ritornò nella sua chiesa.
Anche per la ragioni connesse con la prolungata scomparsa, finora, il Crocifisso è stato poco studiato e non è mai stato analizzato. Poche e scarne sono le notizie storiche che lo riguardano. Tuttavia una, incontrovertibile, lo cita tra i beni mobili della chiesa nel 1768.
Il restauro dell’opera, eseguito in occasione di Restituzioni, e i risultati delle indagini che l’hanno affiancato hanno consentito di fissare alcuni punti fermi utili a definire la personalità dell’autore, a immaginare una bottega, ad approfondire le tecniche artistiche impiegate. La fortunata coincidenza che vede contemporaneamente in restauro anche un dossale del Museo Correr di Venezia, attribuito allo stesso maestro, ha favorito importanti confronti e suscitato nuovi spunti critici. Dunque, dati di grande rilievo, considerando che molto resta da conoscere sugli esordi della pittura veneziana. L’artefice esprime un grado di eccellenza tecnica stupefacente e la sua opera è frutto di un fecondo scambio professionale che va oltre l’ambiente artistico veneziano. Si è potuto riscontrare anche il procedimento creativo adottato. Purtroppo i restauri condotti in passato hanno causato notevoli e irreparabili danni tra cui la raschitura del fondo e dei nimbi che quindi vennero rozzamente ridorati, la drastica pulitura delle policromie, il rifacimento della parte inferiore della croce e dei piedi di Cristo. Per il grande Crocifisso, oggetto di devozione per secoli, rimane suggestiva l’ipotesi che possa essere stato presente in chiesa sin dalla sua esecuzione.
