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    Crocifisso

    Data: XV secolo
    Artista: Giorgio, arciprete di Sant’Anza (attivo a L’Aquila nella seconda metà del Quattrocento)
    Tecnica/Materiale: scultura lignea policroma
    Dimensioni: 295 x 205 cm (croce), 205 x 230 cm (Cristo)
    Provenienza: L’Aquila, chiesa di San Silvestro
    Collocazione: L’Aquila, chiesa di San Silvestro
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Biancamaria Colasacco
    Restauro: Michele Paoletti (Centro di Restauro Ligneo di Michele Paoletti), Cinzia Berti, Daniela Frati; con la direzione di Biancamaria Colasacco (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città dell’Aquila e i Comuni del Cratere); indagini: Marcello Spampinato
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città dell'Aquila e i Comuni del Cratere

    Opera restaurata da Restauro Ligneo di Michele Paoletti), Cinzia Berti, Daniela Frati con la direzione di Biancamaria Colasacco (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città dell’Aquila e i Comuni del Cratere)

    Scheda breve

    La chiesa di San Silvestro, una delle più prestigiose della città dell’Aquila, fu creata dai filiani del piccolo castello di Collebrincioni nel XIV secolo. Sovente rimaneggiata a seguito dei terremoti, ebbe anche una facies barocca, che un radicale restauro, avvenuto tra il 1967 e il 1969, ha eliminato riguadagnando l’integrità della struttura medioevale, nonché l’altissimo valore e l’importanza storica degli splendidi brani pittorici riscoperti.

    Particolarmente significativi gli affreschi del primo decennio del Quattrocento che tappezzano la tribuna dell’aula, con autorità grandiosa, espandendosi sull’azzurro dei cieli stellati dal catino absidale alla volta carenata che copre lo spazio centrale del presbiterio.

    In fondo alla navata sinistra è la sontuosa cappella della famiglia Branconio, che ospitò la bella tela della Visitazione, dipinta da Raffaello per il suo sodale Marino Branconio, predata legalmente nel 1655 e oggi esposta al Museo del Prado. La profonda arcata di un’altra cappella di fine Cinquecento, nata dal riutilizzo di un antico torrione lì addossato, accoglie una complessa macchina d’altare, impreziosita da un rilevante autografo di Baccio Ciarpi, datato 1617, raffigurante Il Battesimo di Costantino. Fra i tanti tesori, il famoso gruppo scultoreo ligneo trecentesco di Madonna con Bambino, ora al Museo Nazionale d’Abruzzo, dagli spiegati accenti francesizzanti e un monumentale crocifisso, «di color bruno con perizoma dorato, realistico di espressione, arcaico di forme, specie nel petto e nel panno che gli cinge i fianchi», come lo illustra Mario Chini (1954), attribuendone la paternità a Giorgio arciprete di Sant’Anza, che avrebbe eseguito l’opera sullo scorcio del Quattrocento, quando era ormai vecchio e prossimo alla morte. Lo studioso toscano è l’unico che, pur lamentando la penuria di dati documentali, ha tentato di tracciare un profilo dell’attività del prete artista, al contempo pittore e scultore, basandosi essenzialmente sui manoscritti di Anton Ludovico Antinori e di Emilio Mariani. Sappiamo dunque che il 28 dicembre 1498 detto Crocifisso fu posto sull’altare del Corpo di Cristo avanti alla sagrestia, dove lo vide Chini agli inizi del Novecento con l’aggiunta di una «tardiva Maddalena in gesso, piangente ai piedi della croce» e, a seguire, Mariarosa Gabbrielli, che nella scheda redatta per l’Inventario degli oggetti d’arte d’Italia: Provincia di Aquila del 1934, lo dice ubicato all’interno di una nicchia coperta da un vetro opaco e ne rileva la netta dicotomia stilistica fra lo stilizzato perizoma e l’accentuato naturalismo del volto. Essendo nel frattempo scomparsa la reinterpretazione spaziale barocca dell’aula, il Crocifisso ha perso la collocazione originale, tanto che Ferdinando Bologna (2014), per ipotizzare una similarità con il Crocifisso di Santa Margherita, anch’esso in mostra, ritiene di doverlo evocare attraverso le scritture che ne discorrono. Negli archivi della Soprintendenza non risultano interventi conservativi eseguiti sul bene in esame, per cui il restauro svolto in occasione di Restituzioni è stato finalizzato da una parte al recupero dell’opera nella sua primaria istanza di leggibilità formale ed estetica, dall’altra a un approfondimento degli aspetti tecnici, utili a fare luce su un prototipo di difficile inquadramento critico e cronologico.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, particolare della modalità esecutiva

    Prima del restauro, Cristo, retro

    Prima del restauro, fronte

    Prima del restauro, Cristo, fronte

    Prima del restauro, Cristo, fianco sinistro

    Prima del restauro, Cristo, fianco destro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, pulitura

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro, particolare con il volto del Cristo

    Dopo il restauro, particolare con il volto del Cristo

    Dopo il restauro, visione frontale

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Diario di viaggio

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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