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    Croce processionale 99

    Data: Ultimo ventennio del XVII secolo
    Artista: Orefice veneziano
    Tecnica/Materiale: Argento fuso, lamina d’argento sbalzata e cesellata  
    Dimensioni: 324 x 163 cm
    Collocazione: Venezia, Scuola Grande di San Rocco
    Edizione: Restituzioni 1996
    Autore scheda in catalogo: Annalisa Perissa Torrini
    Restauro: Serena Bidorini
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia

    Il pellicano è un uccello dell’Egitto che abita in solitudine il fiume Nilo, da cui ha preso il nome, poiché l’Egitto è detto Canapos. Si dice che esso uccida i suoi pulcini e che li pianga per tre giorni. E dopo si procura una ferita e grazie all’aspersione del suo sangue, i suoi piccoli rivivono   Isidoro di Siviglia, Etymologiae

    Scheda breve

    La ricca ed elaborata decorazione in argento, che incornicia la croce processionale, presenta una forma insolita e originale. Il manufatto è costituito da varie parti assemblate, alcune eseguite per fusione, altre costituite da lamina lavorata a sbalzo (ovvero modellata a rilievo, martellando dal rovescio la superficie) e con il cesello. La cornice è formata da elementi a volute contrapposte, con il fondo satinato da una fitta punzonatura, decorate da roselline dorate e da foglie. Alla base vi è un nodo mentre sulla sommità della croce, dentro un nido a cestino, compare un pellicano stretto ai suoi tre piccoli.

     

     

    Questa croce, portata nelle grandi processioni come insegna della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, risulta di proprietà della confraternita almeno dal 1793, quando è citata nell’Inventario delle reliquie ed argenti della Scuola.

    Per la datazione, stilisticamente circoscrivibile all’epoca barocca, sono fondamentali i  numerosi punzoni, tra cui si riconoscono tre tipologie. La torre coronata tra le iniziali “ZC” è il contrassegno di Zuanne Cottini, un “sazatore” della Zecca (ovvero colui che accertava la bontà della lega d’argento) documentato tra il 1681 e il 1736; agli stessi anni riconducono il marchio con le iniziali “FP” di pubblici ufficiali della Zecca e quello con il leone di San Marco, sigillo di garanzia di Stato.

    Il pellicano che sovrasta la croce simboleggia la redenzione dell’umanità tramite il sangue versato da Cristo. Secondo la tradizione, infatti, questo animale nutre i suoi piccoli con il proprio sangue, lacerandosi il petto.

     

     

    Le superfici erano completamente scurite dalle ossidazione e dalle solforazioni dell’argento; vi erano inoltre macchie di sali di rame, consistenti depositi di polvere, sporco concrezionato e qualche macchia di cera. L’oggetto è stato smontato e sottoposto a pulitura, utilizzando solventi e complessanti (tartrato di sodio e potassio, acqua deionizzata, bicarbonato di sodio, carbonato di calcio). L’ultimo risciacquo è stato eseguito con getti di vapore a pressione e l’asciugatura è avvenuta mediante ventilazione forzata di aria calda. Impiegando resina cianoacrilica sono stati effettuati il consolidamento e la fermatura dei sollevamenti sulle parti dorate. Le superfici sono state protette con vernice nitrocellulosa e alcune distorsioni sono state raddrizzate. Il rimontaggio degli elementi è stato eseguito sostituendo le viti e i chiodi di ferro con altri di ottone.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '96

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1996

    Relazione di restauro

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