La croce oggetto del restauro è stata ricomposta in una data compresa tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo; in tale occasione sono stati sostituiti il nodo e l’asta, che presentano struttura e decori tipici dell’epoca. Il manufatto originale è costituito da bracci e montanti ad andamento mistilineo e ad angoli con terminazioni polilobe. Piccoli “penoli” residui inducono a ipotizzare che i bracci terminassero con decori a traforo o a palla.
Entro le lamelle dei bracci sono state fuse a rilievo le seguenti immagini: sul recto la Vergine, San Giovanni, Dio Padre e l’Angelo, simbolo dell’evangelista Luca; sul verso i simboli degli altri tre Evangelisti e il committente inginocchiato. Le lamine sono decorate con sottilissimi racemi vegetali, che imitano i motivi della miniatura della prima metà del XV secolo; su entrambe le facce sono applicate le statuine: sul recto la Vergine con il Bambino, a sbalzo, costruita secondo il modello della Madonna incoronata in gloria di tradizione tedesca, sul verso, a fusione, il Cristo patiens, unica figura a tutto tondo, stilisticamente ispirato ai moduli toscani di Giovanni Pisano. I simboli degli Evangelisti si segnalano per l’esecuzione raffinatissima, ancora di matrice bizantina, quasi da orafo, mentre la figura del committente è estremamente semplificata e prospetticamente impostata secondo modelli oltremontani. Le formelle delle terminazioni del verso risultano più corsive, con probabili influenze della scultura dei delle Masegne. Tutte queste diverse influenze rendono difficile la datazione, tuttavia i riferimenti nei decori alla miniatura e alla scultura del primo Quattrocento, e la persistenza di aspetti tecnici ancora bizantineggianti orientano verso la prima metà del XV secolo; la raffinatissima tecnica ed i molti caratteri oltremontani individuati fanno inoltre ipotizzare che il manufatto sia stato eseguito da un argentiere tedesco attivo nel Veneto.
Dopo lo smontaggio delle formelle dal supporto in legno di noce e la correzione parziale delle ammaccature, le superfici sono state sgrassate con cotone imbevuto di solventi. La pulitura è stata completata utilizzando microtamponi imbevuti in alcool etilico puro e bicarbonato di sodio, punte sottili in legno o specilli in metallo, con l’ausilio del microspopio binoculare. Dopo i necessari lavaggi in acqua deionizzata, le superfici sono state disidratate con ventilazione forzata ad aria calda. Il bordo di contorno è stato staccato, eliminando i chiodi in ferro, per essere pulito; l’anima lignea ha così potuto essere consolidata e le porzioni staccate sono state incollate e stuccate. Dopo la protezione delle superfici metalliche con una soluzione a bassa concentrazione di resina nitrocellulosica, le formelle sono state rifissate al supporto con nuovi chiodi in ottone e la cornicetta di contorno è stata ricollocata e fissata con punti di resina epossidica e piccoli chiodi in ottone.
Redazione Restituzioni
