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    Torna a Restituzioni 2018

    Croce dipinta

    Data: primo terzo del XIII secolo
    Tecnica/Materiale: Tempera su tavola (noce)
    Dimensioni: 177 x 164 cm
    Provenienza: Alvito (Frosinone), chiesa collegiata di San Simeone Profeta (?)
    Collocazione: Alvito (Frosinone), Collegiata di San Simeone Profeta
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Alessandra Acconci
    Restauro: Keorestauro s.n.c. di Chiara Munzi e Giuseppe Ammendola, Roma; con la direzione di Alessandra Acconci (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti); indagini: Emmebi Diagnostica Artistica s.r.l. di Marco Cardinali, Beatrice De Ruggieri, Matteo Positano, Roma (indagini diagnostiche); Stefano Ridolfi (riprese XRF)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti

    Opera restaurata da Keorestauro s.n.c. di Chiara Munzi e Giuseppe Ammendola, Roma con la direzione di Alessandra Acconci (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti)

    Scheda breve

    La croce di Alvito è stata segnalata per la prima volta all’interno della chiesa di San Giovanni Evangelista nel 1979, allorquando la Soprintendenza del Lazio ne giudicò urgente il restauro, effettuato nel 1980-1981. Essa si presentava allora nella sistemazione assunta verso il 1682 al momento della ricostruzione della chiesa. Tuttavia gli atti delle visite pastorali della collegiata di San Simeone Profeta, nella stessa Alvito, riferiscono nel 1617 la presenza di una «imago Crucifixi ex ligno supra trabem» che rappresenta l’unico richiamo delle fonti a una croce che possa corrispondere alle caratteristiche dell’opera in oggetto, posizionata «in capite», cioè nella zona presbiteriale, e pendente dal soffitto a travi.

    La tavola sagomata a croce, decurtata al momento dell’inserimento nella nicchia tardoseicentesca, presenta la figura centrale del Cristo crocifisso affiancato dai dolenti Maria e Giovanni; le prime due figure sono dipinte su un’unica tavola verticale, mentre quella opposta dell’apostolo è su un’asse innestata. La testa del Crocifisso è un elemento a sé stante e inserito con perni e chiodi per ottenere un’inclinazione in sensibile aggetto.

    L’immagine del Cristo è tracciata secondo le coordinate anatomiche della diffusa tipologia dei ‘crocifissi trionfanti’ che ripropongono in un’apparente omogeneità il torso a clessidra, l’addome tripartito, il cingolo del perizoma a nodo complesso, le mani e i piedi trafitti da quattro chiodi. Rispetto agli esempi scalati nel tempo e concentrati in area umbro-toscana delle croci di Sarzana (1138), Rosano (entro il XII secolo) e del Duomo di Spoleto (1187), che possono essere ritenute i precedenti più diretti della croce di Alvito, quest’ultima si distacca per la preferenza accordata all’assoluta frontalità dell’impianto compositivo. I dettagli della figura denunciano una tendenza al naturalismo perfezionata fino al cesello di muscoli e tendini nelle braccia, nelle gambe e nel torace a clessidra, messi in risalto da filamenti bianchi oggi ancora apprezzabili sull’incarnato. Come confermato dalle indagini diagnostiche effettuate in occasione del restauro nell’ambito di Restituzioni, la tavolozza della croce alvitana non è particolarmente ricca – non c’è traccia di oro nelle vesti, né di oltremare naturale – essendo fondata su terre, cinabro, biacca e indaco miscelato al bianco per l’ottenimento della tonalità cerulea del manto della Vergine e più denso sul fondo contro il quale si stagliano le sole braccia del Cristo. La cintura che cinge i fianchi di Gesù e pende sul davanti è in stucco color oro dipinto a settori che simulano le guarnizioni a smalto e che forse in origine erano impreziositi da inserti di pietre a cabochon, testimoniati oggi da una sequenza di fori in posizione allineata ed equidistante. In pastiglia, a pennello e a impressione, è stata imitata l’ornamentazione altrove realizzata con preziose lamine metalliche sbalzate e cesellate, distribuendo sulle aureole motivi a viticci spiraliformi e sul fondo ritagliato dai contorni dei due dolenti una fitta griglia romboidale trapunta di piccole foglie.

    Oltre alle numerose incisioni dirette che hanno definito sull’imprimitura il tracciato compositivo e proporzionale dei campi destinati alla stesura dei fondi e alle figure, il disegno a carbone ha delineato con uno segno spesso tutti i dettagli dell’anatomia e dei panneggi delle vesti, comprese le ombreggiature, approntando lo schema definitivo ribadito dal pittore con l’uso del tratto lineare di contorno tracciato con il pennello in bruno e soffusamente sfumato.

    L’orizzonte artistico della croce di Alvito appare profondamente calato nel gruppo di opere definibile ‘sublacense-anagnino’ dalle tappe del percorso stilistico espletato dalle botteghe riunite sotto il nome del Pittore Ornatista e del Terzo Maestro di Anagni, e si può forse ritenere frutto della disseminazione in ambito romano-laziale, verso il terzo decennio del XIII secolo, delle esperienze maturate tra Subiaco, Anagni e Roma, nella fase ancora intensamente creativa e più aderente alla cultura bizantineggiante di ascendenza siculo-monrealese.

    Le fasi del restauro

    Prima
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Prima

    Prima del restauro

    Tavola grafica, costruzione del supporto

    Tecnica esecutiva, particolare delle incisioni sul perizoma

    Radiografia, particolare del perizoma

    Tecnica esecutiva, particolare del san Giovanni evangelista, della decorazione a pastiglia

    Retro, intervento di parchettatura del 1981

    Durante
    Durante

    Riflettografia IR

    Radiografia

    Durante il restauro, tassello di pulitura

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare con il volto di Cristo

    Dopo il restauro, particolare con il volto di Maria

    Dopo il restauro, particolare con la figura di san Giovanni

    Dopo il restauro, particolare con la mano sinistra di Cristo

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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