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    Cristo e l’adultera

    Data: 1504 ca
    Artista: Nicolò de Barbari
    Nascita artista: documentato nel 1516
    Tecnica/Materiale: tempera su tavola
    Dimensioni: 93 x 121 cm
    Provenienza: dono del conte André de Robilant Mocenigo, 1930
    Collocazione: Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia (inv. 5815)
    Edizione: Restituzioni 2018
    Autore scheda in catalogo: Simona Ciofetta
    Restauro: L’Officina Consorzio, Roma; con la collaborazione di Sabrina Menniti e Mario Nataletti; con la direzione di Stefano Petrocchi (Polo Museale del Lazio);
    Ente di Tutela: Polo Museale del Lazio

    Opera restaurata da L’Officina Consorzio, Roma; con la collaborazione di Sabrina Menniti e Mario Nataletti con la direzione di Stefano Petrocchi (Polo Museale del Lazio)

    Scheda breve

    Il quadro, l’unico firmato da Nicolò de’ Barbari, proviene dal palazzo Mocenigo a San Samuele, a Venezia, probabilmente la sua sede originaria. I personaggi sono disposti dietro un parapetto sul quale è un cartiglio con la firma dell’artista seguita da un tridente. A sinistra è un giovane, con una ricca veste bordata di ermellino, che mostra, con il gesto delle mani, di esporre le ragioni della condanna; al centro il Cristo con sguardo severo gli indica la donna, che ha le mani legate e lo sguardo rivolto in basso. In secondo piano sono un ceffo dalle fattezze grottesche e due anziani, che alludono agli scribi e ai farisei che condussero a Gesù la donna. Sulle teste dei quattro uomini sono quattro cartigli con scritte non reali, i due centrali con caratteri apparentemente ebraici. La tavola mostra uno squillante cromatismo veneto insieme a un grafismo duro di matrice nordica. Il tratto incisivo e il gusto per la caratterizzazione informano lo stile di Nicolò, insieme all’intensità cromatica ed espressiva. È da notare l’attenzione per il dettaglio e la sottile pennellata che definisce le barbe e i capelli. A questi caratteri si associano però una certa legnosità delle figure e alcune incertezzecompositive, come appare in alcuni pentimenti visibili grazie al restauro realizzato nell’ambito di Restituzioni: ad esempio nella mano sinistra del giovane accusatore, dove il pittore decide di allungare le dita ripiegate, inizialmente troppo corte. Dell’artista non abbiamo quasi notizia; un documento lo ricorda attivo nel 1516 per i monaci di Montecassino. Si è supposto che fosse parente o fratello del più noto Jacopo de’ Barbari; inoltre entrambi usano come sigla l’attributo di una divinità, Nicolò il tridente di Nettuno e Jacopo il caduceo di Mercurio. Lo stile dei due pittori tuttavia è diverso, così come il loro percorso, che dal 1500 condusse Jacopo in Germania, mentre Nicolò nel secondo decennio giunse a Montecassino. L’Adultera è stata datata al 1506 circa per il confronto con il Cristo tra i dottori di Dürer (1506, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza). Un altro confronto, molto convincente, è con il Cristo e l’adultera di Marco Marziale (1506 circa, Groninga, Istituto di storia dell’arte).

    Il dipinto di Nicolò si inserisce in quell’ambito veneziano influenzato dalla pittura nordica, legata in parte alla presenza di Dürer a Venezia tra XV e XVI secolo; ma si pone anche in relazione con l’opera di Giovanni e Gentile Bellini, cui rimandano le tipologie e lo schema compositivo. Non sono da escludere punti di contatto con Jacopo, il richiamo ad alcune sue fisionomie e qualche elemento in comune con il suo Cristo 158 del 1503 (Dresda, Gemäldegalerie), quali la tipologia della testa e della veste o l’uso di caratteri ebraici. Inoltre Nicolò usa una particolare ombreggiatura ottenuta con un tratteggio a linee parallele, ben visibile nella manica dell’adultera: una modalità che fa pensare, anche per Nicolò, a un’esperienza da incisore.

    Enrico Maria Dal Pozzolo (1992) propone una ricostruzione del suo percorso artistico in rapporto anche con l’ambiente veronese. Circoscrive il suo catalogo a pochissime opere e considera il quadro del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia tra le sue cose più antiche, forse degli ultimi anni del XV secolo. Uno studio iconografico di Sabine Engel (2012) offre altri elementi per la datazione. La studiosa interpreta il dipinto come un ammaestramento morale, diretto a sollecitare la condotta virtuosa di una giovane sposa; l’adultera è raffigurata come una donna onesta, vestita con i colori usati all’epoca per le spose e ornata di perle, simbolo di purezza. Ne propone la committenza nell’ambito della famiglia Mocenigo, proprietaria del dipinto, e in particolare in Tomaso di Leonardo, che nel 1504 sposa Lucrezia Marcello. Se la genesi del dipinto si può ricondurre a tale evento, e in considerazione dei riferimenti citati, la cronologia del quadro, forse un dono matrimoniale, deve essere vicina alla data delle nozze. Cristo e l’adultera resta comunque una delle prime raffigurazioni di questo soggetto a Venezia, dove in seguito avrà grande fortuna.

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Prima del restauro, verso, parchettatura

    Tecnica esecutiva, ripensamenti nella stesura delle mani

    Tecnica esecutiva, particolare del cartiglio

    Tecnica esecutiva, particolare della zagana dorata del manto rosso

    Prima del restauro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro, verso, dopo l’intervento sul supporto

    Durante il restauro, particolare delle stuccature

    Durante il restauro, particolare delle stuccature

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare con i gioielli dell’adultera

    Dopo il restauro, particolare con la zagana dorata del manto rosso di Cristo

    Approfondimenti

    Restituzioni 2018. Guida alla mostra

    a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)

    Restituzioni 2018

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (PDF online)

    Scheda dal catalogo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Pitture murali della tomba di Henib

    corredo funerario

    Sarcofago antropoide di Unmontu

    scultura

    Tre stele daunie dal territorio della Capitanata (Stele maschile con armi, Due stele con ornamenti)

    scultura

    Testa maschile barbata, cosiddetta “Testa di Basilea”

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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