Questo ricco corredo funerario doveva appartenere a una tomba femminile, data la presenza di oggetti che rimandano al mondo muliebre.
In un recipiente di terracotta con coperchio (olla) sono deposti, oltre alle ceneri e ai frammenti ossei, gli ornamenti personali della defunta: un anello in ferro, uno spillone da capelli in osso, i resti di una fibbia in ferro. Nel cinerario si trovano anche una moneta – l’obolo da versare a Caronte, il traghettatore delle anime nell’Ade –, un balsamario in vetro, due dadi da gioco in osso, un completo per l’uso di polveri cosmetiche (uno strigile, un cucchiaino, una spatola in osso), delle pinzette in bronzo, un astuccio d’argento e uno di bronzo, una pietra pomice. Vi sono infine due conchiglie: una pecten, che poteva fungere da ciotolina per mescolare le polveri o da offerta alimentare, oppure essere un resto del pasto funebre consumato dai parenti, e una ciprea, simbolo di rigenerazione.
Fuori dall’olla è collocato il resto del corredo: si trovano altri strumenti cosmetici (una lastrina in ardesia per stendere e impastare polveri e colliri, due unguentari in vetro, piccole cesoie in ferro che si prolungano in asticciole forse per tagliare e arricciare i capelli), una lucerna come simbolica offerta di luce, una rocca in osso, un’anforetta e due boccali in ceramica, una coppa e quattro brocchette in vetro, una conchiglia.
Tra il 1989 e il 1990, in località Spianà (Verona), è stata individuata un’area funeraria d’epoca romana, riferibile ad una vasta necropoli che si sviluppava lungo la via Postumia. Cronologicamente collocabile tra il I e il II secolo d.C., quest’area presenta un’altissima densità di sepolture, per lo più ad incinerazione. Particolarmente ricca è risultata la tomba n. 269, da cui proviene il nostro corredo, databile tra le fine del I e l’inizio del II secolo d.C.
Tutti i reperti presentavano forti incrostazioni di natura calcarea, cui si aggiungevano sui metalli i depositi dei prodotti di corrosione. L’urna in terracotta era fratturata, alcuni recipienti vitrei erano in frammenti, alcuni oggetti in ferro erano molto deteriorati e lacunosi.
I pezzi sono stati sottoposti a pulitura utilizzando diversi strumenti e prodotti, a seconda dei vari materiali: bisturi, spazzolini, stecchini, cotone, pennelli, flessibile e micro sabbiatrice, sostanze complessanti, acqua demineralizzata, alcol, acetone, tensioattivi, soluzione alifatica. Gli oggetti in bronzo sono stati trattati con un prodotti di inibizione della corrosione. Le operazioni di incollaggio sono state eseguite con polivinileacetato, ciano acrilato, resina epossidica; quelle di integrazione con cera e resina epossidica. Per la protezione e il consolidamento è stata impiegata resina acrilica.
Redazione Restituzioni
