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    Torna a Restituzioni 1990

    Corredo funerario

    Data: Fine del I – inizi del II secolo d.C.
    Tecnica/Materiale: Terracotta, vetro, bronzo, argento, ferro, ossa, ardesia
    Dimensioni: varie
    Provenienza: Rinvenuto nel maggio 1990 a Verona in località Spianà nella tomba n. 269
    Collocazione: Provvisoriamente presso il laboratorio del Nucleo Operativo di Verona della Soprintendenza Archeologica del Veneto
    Edizione: Restituzioni 1990
    Autore scheda in catalogo: Margherita Bolla, Giuliana Cavalieri Manasse
    Restauro: Caterina Camerlo (Kriterion s.n.c.)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologica del Veneto

    Poco dopo arriverai al fiume dei morti a cui sta a guardia Caronte il quale per traghettare sulla sua barca rattoppata quelli che vanno all’altra riva si fa pagare il pedaggio. Come vedi anche fra i morti esiste l’avidità di denaro […] A quel sordido vecchio darai per il pedaggio una delle monete che hai portato con te, ma lascia che sia egli stesso, con le sue mani, a prenderla dalla tua bocca Apuleio, Favola di Amore e Psiche

    Scheda breve

    Questo ricco corredo funerario doveva appartenere a una tomba femminile, data la presenza di oggetti che rimandano al mondo muliebre.
    In un recipiente di terracotta con coperchio (olla) sono deposti, oltre alle ceneri e ai frammenti ossei, gli ornamenti personali della defunta: un anello in ferro, uno spillone da capelli in osso, i resti di una fibbia in ferro. Nel cinerario si trovano anche una moneta –  l’obolo da versare a Caronte, il traghettatore delle anime nell’Ade –, un balsamario in vetro, due dadi da gioco in osso, un completo per l’uso di polveri cosmetiche (uno strigile, un cucchiaino, una spatola in osso), delle pinzette in bronzo, un astuccio d’argento e uno di bronzo, una pietra pomice. Vi sono infine due conchiglie: una pecten, che poteva fungere da ciotolina per mescolare le polveri o da offerta alimentare, oppure essere un resto del pasto funebre consumato dai parenti, e una ciprea, simbolo di rigenerazione.
    Fuori dall’olla è collocato il resto del corredo: si trovano altri strumenti cosmetici (una lastrina in ardesia per stendere e impastare polveri e colliri, due unguentari in vetro, piccole cesoie in ferro che si prolungano in asticciole forse per tagliare e arricciare i capelli), una lucerna come simbolica offerta di luce, una rocca in osso, un’anforetta e due boccali in ceramica, una coppa e quattro brocchette in vetro, una conchiglia.

     

     

    Tra il 1989 e il 1990, in località Spianà (Verona), è stata individuata un’area funeraria d’epoca romana, riferibile ad una vasta necropoli che si sviluppava lungo la via Postumia. Cronologicamente collocabile  tra il I e il II secolo d.C., quest’area presenta un’altissima densità di sepolture, per lo più ad incinerazione. Particolarmente ricca è risultata la tomba n. 269, da cui proviene il nostro corredo, databile tra le fine del I e l’inizio del II secolo d.C.

     

     

    Tutti i reperti presentavano forti incrostazioni di natura calcarea, cui si aggiungevano sui metalli i depositi dei prodotti di corrosione. L’urna in terracotta era fratturata, alcuni recipienti vitrei erano in frammenti, alcuni oggetti in ferro erano molto deteriorati e lacunosi.
    I pezzi sono stati sottoposti a pulitura utilizzando diversi strumenti e prodotti, a seconda dei vari materiali: bisturi, spazzolini, stecchini, cotone, pennelli, flessibile e micro sabbiatrice, sostanze complessanti, acqua demineralizzata, alcol, acetone, tensioattivi, soluzione alifatica. Gli oggetti in bronzo sono stati trattati con un prodotti di inibizione della corrosione. Le operazioni di incollaggio sono state eseguite con polivinileacetato, ciano acrilato, resina epossidica; quelle di integrazione con cera e resina epossidica. Per la protezione e il consolidamento è stata impiegata resina acrilica.

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '90

    Dodici opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 1990

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    scultura

    Altare funerario cilindrico su urna a cassetta

    scultura

    San Bartolomeo

    Ignoto scultore veronese

    oreficeria

    Croce processionale

    Antonio di Pietro Averlino, detto il Filarete

    pittura

    Madonna con il Bambino tra i santi Matteo e Giovanni Evangelista

    Francesco da Ponte il Vecchio

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