Lo strumento musicale proviene dall’eccezionale collezione del tenore Gennaro Evangelista Gorga (Broccostella, Frosinone, 1865 – Roma, 1957) che costituisce il nucleo originario delle raccolte del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, fondato a Roma nel 1974.
L’insieme sottoposto a restauro in occasione di Restituzioni 2018 si compone di un cembalo e della relativa ‘cassa levatora’ (astuccio) finemente decorata. L’esame del cembalo non ha rivelato indicazioni sull’autografia del costruttore. Sul fondo dello strumento, sopra una traversina di sostegno della tastiera è stata rinvenuta la scritta a penna: «22-3-27 / Riparato / Venezia G. B. Bottari». Sul tasto n. 53 sono riportate due date a penna, in parte abrase, che inducono a datarlo entro la prima metà del XVII secolo. L’indagine formale, che ha affiancato il lavoro di restauro, suggerisce di ascriverne la fattura all’ambito romano, piuttosto che veneziano, come poteva far supporre la presenza dello strumento presso Bottari nella prima metà del Novecento, quando la decorazione fu imitata in un altro cembalo oggi conservato ai Musei Civici di Treviso (inv. SM 3). La cassa del cembalo, arricchita sui profili da cornici a rilievo con motivi a foglie d’acanto, ha rivelato sulla faccia interna del coperchio la presenza di due strati pittorici sovrapposti: uno ascrivibile alla prima metà del Seicento, reso leggibile da un saggio di pulitura in cui si coglie un naturalistico volo di uccelli sopra un prato fiorito; un secondo strato pittorico, aggiornato al gusto della committenza, con la rappresentazione di un paesaggio arcadico che ospita la scena del Ritrovamento di Mosè, databile entro la prima metà del Settecento. A un periodo a cavallo tra secondo Seicento e primo Settecento è riferibile la decorazione con angeli putti, festoni fioriti e protomi femminili su fondo oro, stesa sulle fasce laterali e sul lato esterno del coperchio dell’astuccio, il cui stile rimanda alla scuola romana marattesca del tardo Seicento.
Nella sua risplendente veste decorativa, ora adeguatamente restituita, il cembalo della collezione Gorga si inserisce tra le ‘meraviglie sonore’ realizzate per una committenza aristocratica, forse romana, che come i Barberini, Pallavicini, Rospigliosi, Ottoboni e altri ancora, voleva vedere impressi, anche negli strumenti musicali, i segni della propria distinzione estetica. L’esame dello strumento, propedeutico al restauro, ha rivelato varie alterazioni intervenute nel corso della sua esistenza. Sostituzione di due fasce laterali e della tavola frontale sopra la tastiera e altre modifiche causate dall’estensione della tastiera, ampliata nel Settecento dall’ambito originario di cinquantatré tasti (dal Sol0/La0 al Do5, senza il Sol#0) a cinquantotto tasti, con l’aggiunta di due note nel basso fino al Fa0 e tre nell’acuto; poi ridotta nel 1927 a cinquantadue con l’eliminazione del tasto n. 1 (dal La 0 al Do5). Nell’intervento di restauro del cembalo, di carattere conservativo, si è deciso di recuperarne il più possibile l’assetto originario, mediante il corretto riposizionamento degli elementi (tastiera, ponticello), previo consolidamento della struttura, rifacimento delle parti perdute, eliminazione delle superfetazioni spurie. Dopo un intervento di disinfestazione della cassa, tutte le superficie pittoriche e dorate sono state oggetto di pulitura dalle vernici alterate e dai depositi di polvere; si è poi operato sulla reintegrazione delle lacune pittoriche, dovute a cadute e abrasioni, alternando ricostruzione e velatura onde ottenere una superficie cromaticamente equilibrata. Si è inoltre proceduto con la ricostruzione delle parti di intaglio mancanti e con la successiva ricostruzione dell’oro.
