Dalla relazione di restauro di Anna Rosa Nicola, Valentina Parodi – Nicola Restauri:
Sulle pareti con le Storie della Vergine la situazione conservativa, strettamente correlata alla tecnica esecutiva utilizzata, presentava problematiche evidenti ed eterogenee. Uno strato consistente di polvere e sporco era depositato sulla superficie e si insinuava all’interno delle fenditure e micro cavillature dell’intonaco. Numerosi i distacchi tra muratura e i vari strati di intonaco, i sollevamenti minuti di colore, le aree decoese per l’azione dei sali.
Sia per quanto riguarda l’intervento conservativo di fissaggio della pellicola cromatica e dei frammenti di lamina metallica, sia per il consolidamento delle malte, sia per la pulitura delle delicatissime cromie, spesso friabili o ridotte a labili tracce, le scelte metodologiche e quelle relative ai materiali da utilizzare, differenziate a seconda dei casi, sono sempre state molto meditate e supportate da adeguate analisi chimiche. Si sono rivelate utilissime inoltre, alcune indagini strumentali con videomicroscopio a fibre ottiche per individuare e registrare le differenze morfologiche di malte, cromie, lamine o per osservare a forte ingrandimento anomalie della superficie.
Anche l’osservazione delle diverse fluorescenze a luce ultravioletta, che sempre ha guidato la mano del restauratore durante la pulitura, ha permesso di evidenziare i vecchi interventi di restauro, ma anche di individuare, ad esempio, le missioni utilizzate per l’applicazione delle lamine metalliche o le tracce e le impronte lasciate da alcuni decori in rilievo sulle aureole e su alcuni abiti dei santi, sulla parete ovest.
Per il consolidamento degli intonaci si è proceduto in modo differenziato a seconda delle problematiche incontrate nelle varie zone. Talvolta era l’intonaco più superficiale a sgretolarsi e a sfaldarsi; è il caso ad esempio delle pareti sopra ai pennacchi agli angoli nord-est e sud-est, dove la forte erosione ed abrasione dell’intonaco dipinto era stata causata da copiosi dilavamenti di acque piovane, non prive di impurità organiche, quali ad esempio guano di piccione.
Le analisi delle efflorescenze saline avevano infatti identificato la presenza di nitrati. La scelta di effettuare il consolidamento con idrossido di Bario è stata pertanto esclusa e il fenomeno di disgregazione è stato invece trattato con Carbonato di Ammonio in soluzione satura,steso a pennello interponendo fogli di carta giapponese e successivamente lavato con acqua distillata. Nei distacchi tra intonaco e struttura muraria sono state invece eseguite infiltrazioni localizzate di malte idrauliche, mentre nelle aree interessate da un doppio strato di intonaco dipinto (intonaco del Primo Maestro o sinopia) ci è parso meno invasivo e si è preferito limitare l’intervento a puntature eseguite con sottili barrette in fibra di vetro.
Con la pulitura si è fatta particolare attenzione a non asportare altro se non i consistenti depositi di polvere e sporco, di natura lipofila e il vecchio fissativo, steso a spruzzo a cui lo sporco era aderito dando luogo ad un ingrigimento dell’intera superficie. Si è operato con una soluzione a pH neutro di chelanti e con chetoni. Non sono state ritrovate riprese antiche, fatta eccezione per due ritocchi sul viso e sul collo del Cristo sulla parete Nord. I vecchi restauri degli anni ’70 erano circoscritti e rispettosi, spesso condotti a tratteggio verticale, ma si erano alterati di tono e soprattutto erano eseguiti su stuccature non adeguate e talvolta anche degradate e sfarinanti. Quelle in sottolivello erano infatti realizzate con sabbie legate con adesivo acrilico solubile in acetone sopra ad una base molto tenace, composta da una malta grigio scuro (tipo cemento) con granulometria grossa, forse preesistente. Le piccole lacune ricostruite a tratteggio erano invece eseguite con una malta molto simile ad un gesso sintetico chiaro, compatto e rigido che con il tempo si era leggermente ritirato formando crettature e micro scodellature instabili Tutte le vecchie stuccature sono state quindi sostituite utilizzando una malta di calce, sabbie colorate e polvere di marmo.
Si è posta una particolare cura nella presentazione estetica finale. Il desiderio di migliorare la lettura delle scene era giustamente frenato dalla la volontà di non alterare i dati tecnico esecutivi emersi con il degrado. Si pensi per esempio, alle colature di colore carbonatato sulla parete Nord, fastidiose a vedersi, ma testimonianza importante di come il pittore, secondo un sistema, descritto anche da Cennini, aveva cercato di rinvigorire l’intonaco che stava asciugando, schiacciandolo per far uscire in superficie l’acqua di calce. Oppure si pensi al viraggio delle numerose riprese a secco eseguite con pigmenti al piombo che certamente ostacolano e travisano la lettura, invertendo i rapporti cromatici quasi con un effetto in negativo. Solo in un punto, a campione, sulla spalla del santo ai piedi della Vergine morta, sulla parete Nord, è stata fatta una piccola prova di conversione delle biacche. Visivamente il risultato è buono e apparentemente stabile, (la prova risale al 2002) tuttavia si è preferito non intervenire con la riconversione, nel dubbio di compromettere in modo irreversibile la cromia originale, essendo, questo sistema, ancora molto discusso e in corso di approfondimento.
Con la reintegrazione, si è cercato di mitigare le maggiori interferenze visive attenuando i disturbi più fastidiosi seguendo, per quanto possibile, un criterio filologico coerente nella scelta della tipologia e nella conduzione dell’intervento. Le mancanze più piccole sono state ricucite con leggere velature, in tono o leggero sottotono con acquerello, mentre tutte le cadute mediamente estese, sono state reintegrate con un sottilissimo rigatino verticale: in tono sulle campiture piatte e sulle decorazioni geometriche, in lieve sottotono sulle parti figurate, evitando di definire in modo netto i contorni disegnativi e limitandoci a suggerirli con lievi variazioni di tono
Un caso a se riguarda la reintegrazione del volto della Vergine, nella scena dell’Incoronazione, dipinta da Stefano sulla parete Est. Purtroppo la caduta di intonaco, molto estesa, interessa una parte importante del viso e si estende sulla corona e sull’aureola. Nell’intervento degli anni ’70, la mancanza era stata stuccata in rispettoso e netto sotto livello che generava però, sul volto, una costante ombra, profonda e fastidiosa. Dopo aver eseguito anche alcune ricostruzioni virtuali della lacuna, la decisione è stata quella di sostituire la vecchia stuccaturacon una nuova, che imitasse un intonaco privato della sua prima pelle, non completamente scabro,ma neppure perfettamente liscio, andando ad eseguire poi una raffinata integrazione pittorica a tratteggio minuto verticale modulato e vibrante, ma ovviamente in tono neutro.
L’emozione di poter osservare da vicino e intervenire su questi straordinari affreschi è stata grandissima, così come la soddisfazione per l’appassionante lavoro svolto e il risultato.
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Redazione Restituzioni
