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    Torna a Chiaravalle. Un poema cistercense. 2009

    Chiaravalle. Storie della Vergine. Il cantiere di restauro

    Data: metà del XIV secolo
    Artista: Stefano fiorentino e collaboratori
    Nascita artista: Firenze, 1301
    Morte artista: Firenze, 1350
    Tecnica/Materiale: Affresco
    Collocazione: Milano, Abbazia di Chiaravalle, tiburio della chiesa
    Edizione: Chiaravalle. Un poema cistercense. 2009
    Autore scheda in catalogo: Sandrina Bandera, Anna Rosa Nicola, Valentina Parodi.
    Restauro: Restauro affreschi Nicola Restauri. Progettazione oculo meccanico arch. L. Broglia. Indagini XRF, analisi efflorescenze saline M. Nicola, Adamantio. Analisi chimiche F. Frezzato e C. Sotgia, CSG-Palladio. Indagini strumentali N. Pisano, Nicola Restauri.
    Ente di Tutela: Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per le Province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Monza, Pavia, Sondrio e Varese.

    Di tutti gli altri modi che i pittori faccino, il dipignere in muro è più maestrevole e bello, perché consiste nel fare in un giorno solo, quello che nelli altri modi si può in molti ritoccare sopra il lavorato. (Giorgio Vasari, Le Vite)

    Scheda breve

    Dalla relazione di restauro di Anna Rosa Nicola, Valentina Parodi – Nicola Restauri:

     

    Sulle pareti con le Storie della Vergine la situazione conservativa, strettamente correlata alla tecnica esecutiva utilizzata, presentava problematiche evidenti ed eterogenee. Uno strato consistente di polvere e sporco  era depositato sulla superficie  e si insinuava all’interno delle fenditure e micro cavillature dell’intonaco. Numerosi i distacchi tra muratura e i vari strati di intonaco, i sollevamenti minuti di colore, le aree decoese per l’azione dei sali.
    Sia per quanto riguarda l’intervento conservativo di fissaggio della pellicola cromatica e dei frammenti di  lamina metallica,  sia per il consolidamento delle malte,  sia per la pulitura delle delicatissime cromie, spesso friabili o ridotte a labili tracce, le scelte metodologiche e quelle relative ai materiali da utilizzare, differenziate a seconda dei casi, sono sempre state molto meditate e supportate da adeguate analisi chimiche. Si sono rivelate utilissime inoltre, alcune indagini strumentali con videomicroscopio a fibre ottiche per individuare e registrare  le differenze morfologiche di malte, cromie, lamine o per osservare a forte ingrandimento anomalie della superficie.
    Anche l’osservazione delle diverse fluorescenze a luce ultravioletta, che sempre ha guidato la mano del restauratore durante la pulitura, ha permesso di evidenziare i vecchi interventi di restauro, ma anche di individuare, ad esempio, le missioni utilizzate per l’applicazione delle lamine metalliche o le tracce e le impronte lasciate da alcuni decori in rilievo sulle aureole e su alcuni abiti dei santi, sulla parete ovest.
    Per il consolidamento degli intonaci si è proceduto in modo differenziato a seconda delle problematiche incontrate nelle varie zone. Talvolta era l’intonaco più superficiale a sgretolarsi e a sfaldarsi; è il caso ad esempio delle pareti sopra ai pennacchi agli angoli nord-est e sud-est, dove la forte erosione ed abrasione dell’intonaco dipinto era stata  causata da copiosi dilavamenti di acque piovane, non prive di impurità organiche, quali ad esempio guano di piccione.
    Le analisi delle efflorescenze saline avevano infatti identificato la presenza di nitrati.  La scelta di effettuare il consolidamento con idrossido di Bario è stata pertanto esclusa e il fenomeno di disgregazione è stato invece trattato con Carbonato di Ammonio in soluzione satura,steso a pennello interponendo fogli di carta giapponese e successivamente lavato con acqua distillata. Nei distacchi tra intonaco e struttura muraria sono state invece eseguite infiltrazioni localizzate di malte idrauliche, mentre nelle aree interessate da un doppio strato di intonaco dipinto (intonaco del Primo Maestro o sinopia)  ci  è parso meno invasivo e si è preferito limitare l’intervento a puntature eseguite con sottili barrette in fibra di vetro.

     

    Con la pulitura si è fatta particolare attenzione a non asportare altro se non i consistenti depositi di polvere e sporco, di natura lipofila e il vecchio fissativo, steso a spruzzo  a cui lo sporco era aderito dando luogo ad un ingrigimento dell’intera superficie.  Si è operato con una soluzione a pH neutro di chelanti e con chetoni. Non sono state ritrovate riprese antiche, fatta eccezione per due ritocchi sul viso e sul collo del Cristo sulla parete Nord. I vecchi restauri degli anni ’70 erano circoscritti e rispettosi, spesso condotti a tratteggio verticale, ma si erano alterati di tono e soprattutto erano eseguiti su stuccature non adeguate e talvolta anche degradate e sfarinanti. Quelle in sottolivello erano infatti realizzate con sabbie legate con adesivo acrilico solubile in acetone sopra ad una base molto tenace, composta da una malta grigio scuro (tipo cemento) con granulometria grossa, forse preesistente. Le piccole lacune ricostruite a tratteggio erano invece eseguite con una malta molto simile ad un gesso sintetico  chiaro, compatto e rigido che con il tempo si era leggermente ritirato formando crettature e micro scodellature instabili Tutte le vecchie stuccature sono state quindi sostituite utilizzando una malta di calce, sabbie colorate e polvere di marmo.
    Si è posta una particolare cura nella presentazione estetica finale. Il desiderio di migliorare la lettura delle scene era giustamente frenato dalla  la volontà di non alterare i dati tecnico esecutivi emersi con il degrado. Si pensi per esempio,  alle colature di colore carbonatato sulla parete Nord, fastidiose a vedersi, ma testimonianza importante di come il pittore, secondo un sistema, descritto anche da Cennini, aveva cercato di rinvigorire l’intonaco che stava asciugando, schiacciandolo per far uscire in superficie l’acqua di calce.  Oppure si pensi al viraggio delle numerose riprese a secco eseguite con pigmenti al piombo che certamente ostacolano e travisano la lettura, invertendo i rapporti cromatici quasi con un effetto in negativo. Solo in un punto, a campione, sulla spalla del santo ai piedi della Vergine morta, sulla parete Nord, è stata fatta una piccola prova di conversione delle biacche. Visivamente il risultato è buono e apparentemente stabile, (la prova risale al 2002) tuttavia si è preferito non intervenire con la riconversione, nel dubbio di compromettere in modo irreversibile la cromia originale, essendo, questo sistema,  ancora molto discusso e in corso di approfondimento.

     

     

     

    Con la reintegrazione,  si è cercato di mitigare le maggiori interferenze visive attenuando i disturbi più fastidiosi seguendo, per quanto possibile, un criterio filologico coerente nella scelta della tipologia  e nella conduzione dell’intervento. Le mancanze più piccole sono state ricucite con leggere velature, in tono o leggero sottotono con acquerello, mentre tutte le cadute  mediamente estese, sono state reintegrate con un sottilissimo rigatino verticale: in tono sulle campiture piatte e sulle decorazioni geometriche, in lieve sottotono sulle parti figurate, evitando di definire in modo netto i contorni disegnativi e  limitandoci a suggerirli con lievi variazioni di tono
    Un caso a se riguarda la reintegrazione del volto della Vergine, nella scena dell’Incoronazione, dipinta da Stefano sulla parete Est. Purtroppo la caduta di intonaco, molto estesa, interessa una parte importante del viso e si estende sulla corona e sull’aureola. Nell’intervento degli anni ’70, la mancanza era stata stuccata in rispettoso e netto sotto livello che generava però, sul volto, una costante ombra, profonda e fastidiosa. Dopo aver eseguito anche alcune ricostruzioni virtuali della lacuna, la decisione è stata quella di sostituire la vecchia stuccaturacon una nuova, che imitasse un intonaco privato della sua prima pelle, non completamente scabro,ma neppure perfettamente liscio, andando ad eseguire poi una raffinata integrazione pittorica a tratteggio minuto verticale modulato e vibrante, ma ovviamente in tono neutro.
    L’emozione di poter osservare da vicino e intervenire su questi  straordinari affreschi è stata grandissima, così come la soddisfazione per l’appassionante  lavoro svolto e il risultato.

     

    Per accedere al testo integrale della relazione di restauro cliccare su "Documenti correlati".

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
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    Prima

    Problematiche di degrado: microlesioni, perdita della pellicola cromatica, decoesione, sollevamenti e distacchi dell’intonaco e delle vecchie stuccature

    Problematiche di degrado: microlesioni, perdita della pellicola cromatica, decoesione, sollevamenti e distacchi dell’intonaco e delle vecchie stuccature

    Il volto della Vergine prima del restauro

    Il volto di un angelo prima del restauro, a luce radente: è evidenziata la decorazione dell’aureola impressa sull’intonaco fresco

    Parete sopra la tromba Nord-Est, prima del restauro

    Durante
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    Durante

    Saggio di pulitura con l’asporto dei consistenti depositi di polvere e sporco, di natura lipofila, e del vecchio fissativo steso a spruzzo

    Durante la pulitura, particolare

    L’aureola di un apostolo osservata a luce radente. Si ipotizza la presenza di una decorazione a rilievo con elementi a bas etriangolare applicati e successivamente dorati

    L’aureola di un apostolo all’esame delle effluorescenze UV. Evidenti le tracce dell’originaria decorazione a rilievo

    Il volto della Vergine dopo l’asportazione dei depositi di sporco e del vecchio fissativo e la stuccatura a livello della lacuna con malta e calce

    Parete Nord. Consolidamento e cucitura del doppio strato di intonaco con barrette in vetroresina

    Angelo annunciante, durante la pulitura

    Parete Ovest, arco zona inferiore. Saggio di pulitura

    Il cantiere di restauro

    Dopo
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    Dopo

    Parete sopra la tromba Nord-Est, dopo il restauro

    Il volto della Vergine dopo la reintegrazione della lacuna in tono neutro modulato con un sottile tratteggio verticale

    Il volto di un angelo dopo il restauro

    Angelo annunciante, dopo il restauro

    Approfondimenti

    Relazione di restauro di Nicola Restauri, Aramengo

    Altre opere dell'edizione

    pittura

    Chiaravalle, Evangelisti e Santi cistercensi. Storie della Vergine

    "Primo Maestro di Chiaravalle"; Stefano fiorentino e collaboratori

    pittura

    Chiaravalle. Storie della Vergine. Annuncio della morte alla Vergine - parete Sud

    Stefano fiorentino e collaboratori

    pittura

    Chiaravalle. Storie della Vergine. Corteo funebre - parete Ovest

    Stefano fiorentino e collaboratori

    pittura

    Chiaravalle. Storie della Vergine. Deposizione della Vergine - parete Nord

    Stefano fiorentino e collaboratori

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