Il ciclo delle storie della Vergine “post Resurrectionem” ha il suo punto centrale nella scena della “Glorificazione” sulla parete est. In posizione frontale rispetto al visitatore che giunge dalla navata, questa fu sicuramente la porzione su cui il maestro ideatore del progetto operò personalmente.
L’osservazione delle giornate, il cui andamento è stato analizzato attraverso l’analisi delle sovrapposizioni, in questa parete molto ben appianate, ha confermato che la scena centrale è stata la prima ad essere realizzata rispetto al resto del ciclo. L’esecuzione pittorica è poi proseguita sulla parete nord e da questa alla ovest, per concludersi su quella sud con un’iniziale idea di accordo, previsto in fase progettuale. Stefano ha verosimilmente progettato e impostato le scene sulle pareti est, nord e sud, senza però arrivare a compierne il disegno esecutivo.
Il disegno esecutivo della parete est, oggi a vista su gran parte della superficie per la perdita delle finiture a secco, vigoroso e sicuro, molto dettagliato, è certamente l’elemento che caratterizza e permette di riconoscere la mano del maestro, di cui non sembra invece esservi traccia sulle altre pareti. Non sono state rinvenute tracce di spolvero e l’uso delle incisioni è avvenuto per delimitare le decorazioni a lamina metallica.
A differenza delle altre pareti, qui è stato steso uno strato di intonachino per mantenere umido l’intonaco. Il disegno fu eseguito mentre l’intonaco era ancora umido così come molte parti che caratterizzano le figure del Cristo e della Vergine, per esempio gli abiti e gli incarnati.
Raffinatezza e minuziosità tecnica caratterizzano i due volti: su una base a terra verde applicata liquida sull’intonachino ancora bagnato, Stefano modella progressivamente i volumi con un colore steso a corpo, ottenuto miscelando in varie gradazioni, il rosso e la terra verde con il bianco di San Giovanni. Lumeggia e ombreggia con un fitto e ordinato tratteggio a sottili pennellate parallele, che seguono l’andamento delle forme. Riprende poi con il rosso e con il verde, usati puri, le zone in ombra. Conclude con una profilazione in rosso scuro, sempre ad affresco, che ricalca il disegno esecutivo in terra rossa.
Ampie tracce testimoniano l’uso di lamine metalliche, forse anche in oro, che dovevano raggiungere un esisto straordinario nel trattamento dell’abito rosato della Vergine, ombreggiato in rosso cupo, con una fitta e articolata punzonatura che delinea un decoro a modulo.
Redazione Restituzioni
