Dalla relazione di restauro di Anna Rosa Nicola, Valentina Parodi – Nicola Restauri:
Grazie all’illuminata sensibilità di Fatima Terzo, responsabile del settore Beni archeologici e storico-artistici di Intesa Sanpaolo scomparsa nel maggio 2009, e al fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, è stato finalmente possibile, dopo sette anni di lavoro, portare a termine questo appassionante restauro che ha visto collaborare, con continuo e rinnovato entusiasmo, diverse professionalità e competenze, storici dell’arte, architetti, chimici e restauratori. L’intervento era iniziato nel 2002 sulla parete Nord dove apparivano più evidenti i segni del degrado. Una volta installata la prima porzione di ponteggio ed esaminata la cupola a distanza più ravvicinata, ci si era però resi immediatamente conto che il degrado più profondo e preoccupante interessava proprio la sommità della volta, dove era necessario intervenire, con una certa urgenza anche per motivi di sicurezza.
Il vertice della cupola con i suoi 28 metri di altezza, appariva infatti gravemente compromesso: l’intonaco esplodeva in molte zone a causa della pressione esercitata da una violenta fuoriuscita di sali e i brandelli di pellicola cromatica, fragilissimi, spesso ritorti e accartocciati, apparivano ancora labilmente attaccati grazie alle numerose ragnatele che facevano da insospettabili sostegni.
Tale situazione era stata senza dubbio favorita dalla presenza, in superficie, di un vecchio fissativo di natura sintetica che aveva creato una sorta di pellicola plastica. Tuttavia le principali cause di degrado erano da ricercarsi soprattutto nella mancanza di circolazione d’aria, nell’eccessivo calore che inevitabilmente si concentrava alla sommità della cupola e nella forte umidità di condensa che si veniva a formare a causa del fatto che in passato lo sfiato era stato chiuso. Non trovando nell’intonaco di rifacimento, anch’esso di natura sintetica, un passaggio traspirante, l’umidità si veicolava verso e attraverso l’intonaco affrescato. Era stato prontamente deciso, quindi, di eseguire un accurato monitoraggio dei valori termo igrometrici e nel contempo di aprire una sorta di varco, demolendo circa 25 cm di intonaco di rifacimento attorno a quello dipinto, per fare sì che l’umidità potesse avere un adeguato sfogo attraverso un altro intonaco, da noi steso, questa volta traspirante a base di una malta tradizionale a calce e sabbia.
Risolutiva è stata poi la decisione di ripristinare il ricambio d’aria attraverso un oculo meccanico ad apertura automatica collocato al vertice della cupola.
Un nuovo monitoraggio, eseguito sulla cupola negli stessi punti, a distanza di 7 anni dalle prime misurazioni, ha rivelato che la situazione è oggi sotto controllo. Ciò non è poco pensando alla gravissima condizione da cui si era partiti. L’intervento conservativo sulla volta si era infatti dimostrato complesso e molto laborioso.
La pulitura era stata ottenuta essenzialmente per estrazione, operando con solventi organici attraverso la carta giapponese per asportare, con i consistenti depositi di sporco superficiale di natura lipofila, anche i vecchi fissativi. Dopo aver minuziosamente ricucito in sottotono ad acquerello e a tratteggio le numerose piccole mancanze sulle parti affrescate, si era sentita la necessità di restituire all’insieme della cupola una certa unità, attraverso una delicata equilibratura cromatica.
L’intervento, impegnativo considerata l’estensione (110 metri quadrati di intonaci) e le difficoltà create dalla presenza di un articolato ponteggio, su vari piani, è stato condotto sovrapponendo da 4 a 6 velature semitrasparenti a base di latte di calce, di toni diversi, stese a spugna, modulate a simulare il tono grigio azzurro dell’imbastitura ad affresco che faceva da base all’azzurro intenso su cui originariamente si stagliavano stelle dorate a rilievo. Ciò ha permesso di suggerire e riproporre, sebbene in netto sottotono rispetto all’originale, il collegamento, che era ormai perduto, tra i vari frammenti pittorici del ciclo del Primo Maestro di Chiaravalle, il cielo stellato, i quattro Evangelisti e i Dottori della Chiesa all’imposta di volta e le figure di Santi sul tamburo, che originariamente si stagliavano anch’esse sullo stesso cielo azzurro intenso di cui oggi possiamo apprezzare pochissime tracce a secco sulla base di colore grigio.
Anche in questa zona, così come sulla cupola, lo studio della tecnica esecutiva utilizzata si è rivelato molto interessante oltre che indispensabile per una corretta conduzione dell’ intervento.
L’intervento ha previsto un tradizionale consolidamento degli intonaci, mediante infiltrazioni di malte idrauliche, la sostituzione delle vecchie stuccature inadeguate, la pulitura dai depositi consistenti di sporco superficiali e l’asporto dei fissativi acrilici applicati in precedenza, ottenuta con solventi organici volatili e con soluzioni neutre o appena alcalinizzate di tensioattivi. Le mancanze sono state poi ricucite ad acquerello con un sottile tratteggio verticale.
La necessità di non alterare l’effetto architettonico e restituire un certo ordine estetico, ha portato a dedicare particolare cura e attenzione anche alla ricucitura delle decorazioni superstiti presenti sulla cornice in cotto ad archetti incrociati che raccorda il tamburo alle pareti. Qui erano presenti tracce di due decorazioni sovrapposte appartenenti ai due rispettivi cicli, del Primo e del Secondo Maestro, che,a causa di un grave degrado, accentuato anche dall’alterazione della biacca, risultavano poco leggibili. La prima decorazione consisteva in una semplice linea rossa su un fondo chiaro che seguiva e sottolineava l’andamento ritmico degli archetti, mentre la seconda, più articolata, era composta da riquadri geometrici diversamente colorati.
Dopo lunghe riflessioni la scelta è stata quella di ricucire i frammenti della decorazione appartenente al secondo ciclo affrescato, attenuando le interferenze cromatiche più vistose e fastidiose.
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Redazione Restituzioni
