Catalogo dei sedici reperti
Ceramica da mensa
1. Fiaschetta/boccale. Ceramica invetriata policroma. Area islamica (Al Andalus/Marocco), prima metà del XII secolo. Diam. piede 7,6 cm, diam. bocca 4,8 cm, alt. 25,8 cm (RCGE 99447).
2. Catino/coperchio. Ceramica decorata a cobalto e manganese su smalto bianco. Tunisia, ultimo quarto XII-XIII secolo. Diam. orlo 29,4 cm (RCGE 99192).
3. Piatto. Ceramica invetriata monocroma verde. Spagna meridionale/Maghreb, seconda metà del XII – XIII secolo. Diam. sup. 26,4 cm, diam. inf. 7 cm, alt. 5,5 cm (RCGE 98956).
4. Scodella. Ceramica invetriata monocroma verde. Spagna meridionale/Maghreb, seconda metà del XII – XIII secolo. Diam. sup. 17,3 cm, diam. inf. 5,2 cm, alt. 5,8 cm (RCGE 98971).
5. Scodella. Ceramica invetriata monocroma verde. Spagna meridionale/Maghreb, seconda metà del XII – XIII secolo. Diam. sup. 17 cm, diam. inf. 6,3 cm, alt. 5,4 cm (RCGE 98970).
6. Scodella. Ceramica ingobbiata monocroma verde. Liguria, o Mediterraneo orientale, fine del XII – XIII secolo. Diam. sup. 18,2 cm, diam. inf. 6,2 cm, alt. 6,3 cm. Tesa confluente, bordo a fascia e ingiro rilevato su piede ad anello. All’interno vetrina verde scuro, aderente, su strato d’ingobbio rosato. Impasto duro 5YR 6/8 (RCGE 98897).
7. Scodella. Ceramica ingobbiata monocroma verde. Liguria o Mediterraneo orientale, fine del XII – XIII secolo. Diam. sup. 19,4 cm, diam. inf. 6,3 cm, alt. 6,3 cm (rcge 98887).
8. Piatto. Ceramica ingobbiata monocroma verde. Liguria (centro di produzione non determinato), XIII secolo. Diam. sup. 16,6 cm, diam. inf. 5,3 cm, alt. 3,7 cm (RCGE 98879).
9. Catino troncoconico. Ceramica graffita arcaica tirrenica, tipo monocromo. Savona, XIII secolo. Diam. orlo 24 cm, diam. piede 8,1 cm, alt. 11,6 cm (RCGE 99287).
10. Scodella emisferica. Ceramica graffita arcaica tirrenica. Liguria (centro di produzione non determinato), XIII secolo. Diam. sup. 17,2 cm, diam. inf. 5,4 cm, alt. 7,1 cm (RCGE 99272).
11. Scodella. Ceramica protomaiolica. Liguria (centro di produzione non determinato), XIII secolo. Diam. orlo 19,4 cm (RCGE 99352).
12. Scodella. Ceramica ingobbiata monocroma. Liguria (centro di produzione non determinato), XIII secolo. Diam. sup. 15,8 cm, diam. inf. 5,2 cm, alt. 5,8 cm (RCGE 99122).
Ceramica da dispensa e da cucina
13. Boccale trilobato. Ceramica priva di rivestimento. Pisa, prima metà del XIII secolo. Diam. inf. 11 cm, alt. 22,4 cm (RCGE 99375).
14. Boccale trilobato. Ceramica a vetrina sparsa o area Egeo-anatolica, seconda metà del XII – inizi del XIII secolo. Diam. inf. 8,7 cm, alt. 24,1 cm (RCGE 99386).
15. Boccale trilobato. Ceramica a vetrina sparsa o a macchia. Liguria occidentale, Spagna, Provenza o area Egeo-anatolica, seconda metà del XII – inizi del XIII secolo. Diam. inf. 7,2 cm, alt. 17,6 cm (RCGE 99387).
16. Boccale trilobato. Ceramica a vetrina sparsa o a macchia. Liguria occidentale, Spagna, Provenza o area Egeo-anatolica, seconda metà del XII – inizi del XIII secolo. Diam. inf. 8 cm, alt. 22,5 cm (RCGE 99385).
Lo scavo del basamento della torre della famiglia Embriaci – ubicata sulla collina di Castello a Genova – ha restituito un contesto archeologico di primaria importanza per lo studio della circolazione e dell’uso in Liguria della ceramica di provenienza mediterranea e locale, tra gli inizi dell’XI e la seconda metà del XIII secolo. I dati di scavo e il contesto di discarica sono già stati presentati in maniera preliminare in diverse sedi. Lo studio dei reperti – ora agevolato da importanti campagne di restauro – prosegue in un quadro di collaborazione tra Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria e Università di Genova. In mostra è presentata una selezione trentatré reperti recentemente restaurati – sedici dei quali nell’ambito di Restituzioni – e che erano in buona parte inediti.
Il deposito stratigrafico era costituito da numerosi strati ricchi di reperti. Il primo, accumulatosi sulla pavimentazione interna della torre, era composto da un’alta percentuale di detriti edilizi e rifiuti domestici. Lo studio delle ceramiche e dei vetri permette di circoscriverne la cronologia di produzione tra la seconda metà dell’XI e la prima metà del XII secolo. La porzione inferiore del deposito era sigillata da una sottile crosta organica riconosciuta come guano che potrebbe indicare una fase di abbandono, cui seguì un nuovo e più consistente apporto di rifiuti. La seconda sequenza è databile tra la seconda metà del XII e la metà/terzo quarto del XIII secolo. L’accumulo di rifiuti domestici è stato progressivo, con discarica e sversamento del materiale in uno spazio ‘chiuso’ da murature e accessibile solo dall’alto. Il contesto è interamente riferibile al ‘consumo’ domestico della curia Embriacorum, ossia dell’insediamento urbano fortificato di una delle più importanti famiglie aristocratiche e mercantili genovesi.
I materiali che provengono dai contesti più antichi non sono numerosi, ma forniscono indicazioni molto significative sulla cronologia, sulle aree di provenienza e sulle scelte di approvvigionamento. Si tratta di ceramiche da mensa prodotte in Siria, Libano, Egitto, Tunisia e nell’al-Andalus nella età di Guglielmo Embriaco (RCGE 99225, RCGE 99447 [n. 1], RCGE 99484). In alcuni casi si tratta di tipologie ceramiche documentate per la prima volta in Liguria.
Nella seconda sequenza la dotazione della mensa è testimoniata da un grande numero di forme aperte di ceramica invetriata e smaltata monocroma che rientrano in diverse tipologie note in Liguria in questo periodo e denotano un preciso gusto per il vasellame di colore verde (RCGE 98956, RCGE 98971, RCGE 98970 [nn. 3-5]). Un ruolo particolare dovevano avere le forme aperte di ceramiche decorate a cobalto e manganese su smalto bianco (RCGE 99185-87, RCGE 99192 [n. 2], RCGE 99190, RCGE 99191). Si tratta di una produzione ceramica della regione di Tunisi, databile tra l’ultimo quarto del XII e il quinto/sesto decennio del XIII secolo, molto diffusa nei contesti alto-tirrenici e bene documentata in Liguria. Parte di un servizio da mensa è costituito da una serie di piatti decorati a lustro metallico, per cui è probabile una provenienza dalla Spagna meridionale. Al centro del cavetto le figurazioni (animali fantastici, uomo con turbante, imbarcazioni, RCGE 99162) trovano confronti con alcuni bacini murati presenti a Pisa e in Francia, indirizzando la datazione verso la metà del XIII secolo.
Dall’area del Mediterraneo orientale provengono ceramiche ingobbiate monocrome e policrome, graffite policrome, tra cui un esemplare di “zeuxippus ware” bizantino). In particolare, le invetriate verdi e le ingobbiate monocrome verdi (RCGE 98897, RCGE 98887, RCGE 98879 [nn. 6-8]) sembrano costituire parte preponderante dei corredi da mensa. Le produzioni dell’Italia centro meridionale, della Sicilia e della Puglia (“spiral ware” e protomaiolica “tipo Gela” e pugliese) costituiscono un gruppo numericamente piuttosto ridotto. Il quadro delle ceramiche rinvenute è completato dalle produzioni liguri di graffita arcaica tirrenica (RCGE 99287, RCGE 99272 [nn. 9-10], RCGE 99124, RCGE 99232), di ingobbiate monocrome e di protomaiolica ligure (RCGE 99352 [n. 11], RCGE 99364). L’analisi mineralogica dei corpi ceramici indica la presenza di alcune graffite arcaiche tirreniche con caratteristiche atipiche, tali da far ipotizzare l’esistenza – oltre a Savona – di un’altra area produttiva, forse ligure, ancora da localizzare.
Lo studio dei reperti in vetro evidenzia un preciso gusto per vasellame da mensa suntuario. Non meraviglia, quindi, la presenza della coppa su piede e della bottiglia di vetro su piede ad anello (RCGE 104766, RCGE 104765). Tra le ceramiche da magazzino e da dispensa è esposto in mostra un anforotto apodo (rcge 99443). Scavi subacquei condotti in Crimea (Novy Svet) e nel Mar di Marmara hanno evidenziato la presenza di questa tipologia (“table amphora”) nella dotazione di bordo delle galee e delle imbarcazioni. Le ceramiche pertinenti alla dotazione della cucina sono testimoniate principalmente da tegami invetriati e da alcune forme chiuse, acrome o con vetrina sparsa o a macchie. In mostra sono esposti tre esempi di boccali a bocca trilobata (RCGE 99386, RCGE 99387, RCGE 99385 [nn. 14-16]). Le analisi degli impasti non escludono una possibile produzione dalla Liguria occidentale, Spagna, Provenza o dall’area Egeo-anatolica. I tegami da fuoco presentano fondo piano, pareti inclinate, prese esterne a pinolo o a bugna, sono rivestiti all’interno da vetrine piombifere, mentre l’esterno privo di rivestimento presenta tracce di fumigazione (RCGE 99090, RCGE 99028). Lo studio degli impasti ceramici ha indicato la presenza di una produzione ligure, databile a partire dalla fine del XII secolo e al XIII secolo e di un secondo gruppo di recipienti, la cui diffusione è nota in Liguria, Spagna (Barcellona, Maiorca), Provenza (Marsiglia), Pisa e nel Mediterraneo orientale (Akko).
Nella cucina trovava sicuramente posto un grande contenitore di pietra ollare riferibile al tipo dei talcoscisti delle Alpi centrali. Il pezzo presenta numerosi fori di restauro antico, con cuciture eseguite a filo di rame, ancora conservate.
