La struttura, la tipologia decorativa e la fattura elegante qualificano il manufatto, che costituisce un tipo esemplare dell’evoluzione rinascimentale di questo arredo, da attribuire a botteghe di matrice toscana e in particolare fiorentina della fine del XV secolo. Il fronte del cassone mostra una decorazione a rilievo in pastiglia dorata, con figure allegoriche ed elementi decorativi di ispirazione classica. Lo sfondo è ornato da fiori finemente punzonati. Sui due lati brevi sono due stemmi raggiati tra gigli a rilievo; gli stemmi, forse a seguito di successivi passaggi di proprietà, sono stati quasi del tutto abrasi e resi non riconoscibili.
Forse sono stati oggetto di modifiche successive la cornice in basso con una serie di rosette a rilievo su fondo blu e il coperchio troncopiramidale, ornato da una fascia con gigli a rilievo su uno sfondo di fiori punzonati.
Nel corso del XV secolo il cassone tende ad assumere una struttura architettonica, o a imitazione dei sarcofagi classici. Il fronte perde progressivamente la divisione in scomparti e diviene una superficie libera; in sintonia con il gusto per l’antico, diviene possibile ospitarvi rilievi narrativi o scene dipinte. Nell’ambito fiorentino la produzione di ricchi arredi per le dimore signorili ha un particolare sviluppo, in armonia con i nuovi palazzi rinascimentali. Dagli ultimi decenni del Trecento si era sviluppata una produzione di cassoni nuziali, destinati al trasporto del contributo dotale della sposa, nel corteo che la accompagnava alla casa dello sposo. Tale consuetudine pare scomparire verso la fine del Quattrocento: non più soggetto alle esigenze del trasporto, il mobile assume imponenza e proporzioni maggiori, continuando comunque ad arredare la camera matrimoniale. Ne sono incaricate botteghe specializzate e vi possono collaborare anche artisti noti, in relazione al livello sociale del committente. I soggetti delle decorazioni divengono più vari, prevalgono soggetti allegorici ed edificanti, motivi e scene tratti dalla storia antica o dalla mitologia, virtù, eroi o eroine.
Le quattro figure al centro del fronte rappresentano le Virtù cardinali: la prima è la Giustizia, con spada e bilancia; la terza è la Prudenza, con un serpente e uno specchio; la quarta la Temperanza, che versa da un vaso a un altro ‘temperandone’ il contenuto. La Fortezza, rappresentata dalla seconda figura, è poco leggibile. Ci soccorrono però diversi cassoni che ripropongono le stesse figure, a volte disposte in un ordine diverso; vi ritroviamo la Fortezza, armata di una mazza o di uno spadino, che sorregge uno scudo. Alle due estremità sono, a sinistra, la lotta tra un centauro e un satiro; a destra, una giovane ninfa con una cornucopia, in groppa a un centauro. Richiamano topoi tratti dalla scultura romana e diffusi nel Rinascimento, come vediamo ad esempio su un cofanetto dell’inizio del Cinquecento conservato nello stesso Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, con il rilievo di due centauri con ninfe e cornucopie. I due gruppi potrebbero assumere un valore positivo, se si intendono come metafore, da un lato, della lotta con il vizio e sulla sregolatezza; dall’altro, dell’abbondanza e della fortuna assicurate nel condurre una vita virtuosa. Separano i tre gruppi di figure due alti candelabri recanti due faci accese e, al centro, un cesto di frutti. Molto simili al nostro sono due esempi conservati nel Victoria and Albert Museum di Londra, con i due gruppi con centauri alle estremità e i due candelabri, che in quei casi fungono anche da sostegno per gli stemmi familiari. Il nostro cassone appartiene infatti a un gruppo prodotto usando gli stessi modelli: una produzione seriale di buona qualità, qualificata dalla grazia della composizione e dalla ricchezza dell’ornato. Le figure, vestite all’antica, nell’eleganza nervosa del disegno e nel dinamismo dei panneggi riconducono a un gusto pollaiolesco, che torna nelle energiche raffigurazioni dei gruppi laterali, confermando la contestualizzazione culturale del manufatto.
