La cassetta da viaggio di forma rettangolare presenta una raffinata coperta di cuoio bollito decorata con doratura a sbalzo e incisa; al centro è lo stemma Barbo sorretto da una coppia di angeli, con leone rampante fasciato, coronato dal cappello cardinalizio e da nappe laterali; tutto il campo presenta un raffinato motivo a racemi di acanto e fiori. Tre bande di ferro battuto chiodate ai lati e al centro, con maniglia finemente incisa, rinforzano il manufatto; sul lato frontale c’è una serratura. All’interno una carta marmorizzata non pertinente ricopre la cassetta che presenta tre scomparti di differente misura sul lato longitudinale, probabilmente contenitori per uno scrittoio portatile, quale sembra essere l’utilizzo di questo oggetto.
La cassetta fu acquistata nel 1921 da Federico Hermanin per il Museo Nazionale del Palazzo di Venezia e costituisce l’unico oggetto personale, recuperato alla sua sede originaria, del cardinale Pietro Barbo, pontefice con il nome di Paolo II dal 1464 al 1471, fondatore e munifico committente di Palazzo San Marco divenuto in seguito Palazzo di Venezia. Questa cassetta da viaggio, raffinato prodotto di una legatoria probabilmente veneta, ben restituisce il clima di sontuosa eleganza, di corte principesca, a cui tendeva il cardinale Pietro Barbo che difatti perseguì il maggiore progetto politico in età rinascimentale di ristabilire la figura di un papa sovrano. Nell’unico intervento critico sull’oggetto (nel volume di Hermanin del 1948, Il Palazzo di Venezia), la manifattura proposta è stata quella veneziana, in relazione con la provenienza del committente.
