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    Torna a Restituzioni 2006

    Calice eucaristico in argento dorato

    Data: 1500-1510
    Artista: Orafo inglese
    Tecnica/Materiale: Argento inciso, sbalzato, cesellato e dorato, smalti e granate
    Dimensioni: 20 x 16 cm; diam. coppa 12 cm
    Provenienza: Kilkenny (Irlanda), cattedrale di San Canisio (?)
    Collocazione: Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Cristiano (inv. 62033)
    Edizione: Restituzioni 2006
    Autore scheda in catalogo: Guido Cornini
    Restauro: Barbara Pinto Folicaldi
    Ente di Tutela: Musei Vaticani

    Ricardus Pococke Episcopus Osoriensis ab igne Redemptum Sacris restituit / An[n]o Sal[u]tis 1761: l’iscrizione sul piede del calice ricorda come Richard Pococke vescovo di Ossory, erudito viaggiatore settecentesco e fine intenditore d’arte, in misteriose circostanze, salvò il vaso da messa da un funesto incendio, restituendolo ai sacri usi.

    Scheda breve

    Il piede del calice è esagonale, con bordi concavi ai cui vertici si inseriscono palmette entro terminazioni lobate, una conformazione che evita l’usura delle tovaglie d’altare causata dalle punte. Le sei facce trapezoidali della base ospitano al loro interno una ricca decorazione, formata dalla ripetizione dei cristogrammi IHC e XPC. Altre scritte compaiono sulla cornice del piede, appartenenti ad epoche diverse, le quali fanno riferimento all’origine del manufatto e alle tumultuose vicende della sua storia conservativa.

    Un elemento a colonnine raccorda il piede al fusto. Quest’ultimo, pure esagonale, è scandito da un doppio ordine di colonne tortili che inquadrano un giro di “specchi” decorati a smalto di colore turchino. Il nodo è molto sporgente ed è ornato da sei fiori entro castoni a rombo e da dodici granate colore rosso vivo.

    Sulla coppa, lungo il bordo superiore, è incisa un’iscrizione tratta dal Salmo 115, la quale richiama l’invocazione del sacerdote durante il sacrificio della messa.

     

    Il vaso eucaristico è opera di manifattura inglese, stilisticamente databile tra il 1500 e il 1510. Questo inquadramento geografico e cronologico è avvalorato da numerosi aspetti della fattura, che accomunano il nostro calice ad esemplari di oreficeria coeva d’ambito anglosassone: sono elementi peculiari di tale contesto la citazione dai Salmi sulla coppa e il monogramma IHC e XCP sul piede, la struttura del nodo e quella del raccordo tra la base e il fusto, la conformazione lobata degli appoggi terminali del piede. Un elemento di novità del pezzo vaticano è dato invece dalla presenza delle granate nel nodo, che non trova riscontro nel panorama artistico contemporaneo: a partire dal XIV secolo, infatti, l’uso di pietre per le suppellettili andò gradualmente perdendosi; tuttavia in Inghilterra la produzione di calici con questa caratteristica ornamentale continuò fino al Cinquecento inoltrato, anche se molti esemplari in epoche successive vennero distrutti o rifusi per la preziosità dei loro materiali.

    Le informazioni desumibili dalle scritte incise sul piede permettono di individuare alcuni passaggi della storia del calice. L’iscrizione dedicatoria, primo cinquecentesca, identifica il committente; si tratta di William Archer, rispettato mercante e uomo politico di Kilkenny (Irlanda), il quale fu membro del consiglio della città ne1499, nel 1501 e nel 1515: fu in questi anni, corrispondenti alla datazione stilistica del calice, che egli probabilmente commissionò l’oggetto, per la salvezza della propria anima e di quella della moglie Caterina. Successivamente, il manufatto dovette entrare a far parte delle dotazioni liturgiche della chiesa locale. Una seconda scritta, datata 1761, allude al fortunoso recupero del calice all’indomani di un incendio; autore del salvataggio fu Richard Pococke (1704-1765), colto viaggiatore britannico e vescovo della diocesi irlandese di Ossory. Infine la terza iscrizione, ottocentesca, menziona un “ex dono”e si riferisce probabilmente al pervenimento del vaso nelle raccolte vaticane.

     

    La coppa e il fusto presentavano una patina compromessa da una precedente pulitura invasiva, che aveva lasciato nella parti incise macchie di sporco difficile da rimuovere. Sul nodo, vi erano macchie di ossidazione. Il calice è stato diviso nei suoi componenti e sottoposto a pulitura. Gli elementi sono stati sgrassati e immersi in bagni di acqua e tensioattivo; le macchie residue sono state eliminate meccanicamente mediante bicarbonato di sodio e solventi chetonici. Per armonizzare la cromìa, le superfici esterne sono state pulite a tampone. Gli smalti del fusto, che presentavano cadute di colore a causa di gravi fratture, sono stati trattati con solventi chetonici e consolidati con vernice nitrocellulosa.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

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    Prima

    Prima del restauro

    Prima del restauro, particolare

    Prima del restauro, particolare

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    Prima del restauro, particolare

    Durante
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    Durante il restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare

    Approfondimenti

    Restituzioni 2006

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Vicenza 2006

    Altre opere dell'edizione

    oreficeria

    Due catene da orologio (Collana di Ganimede, Collana di Perseo); Due bracciali (Collana di Patroclo, Catenella del sacrificatore)

    corredo funerario

    Gruppo di quattordici anelli e sette gemme incise

    scultura

    Altare funerario ottagonale

    scultura

    Ara funeraria con scena di banchetto

    https://www.gallerieditalia.eu
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