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    Calice

    Data: 1477
    Artista: Manifattura veneta
    Tecnica/Materiale: Argento e rame dorato, lavorazione a sbalzo e a cesello, niello
    Dimensioni: alt. 18 cm, largh, della base 13 cm, diam. massimo della coppa 8,9 cm
    Provenienza: Dono di monsignor Antonio Ciconi
    Collocazione: Venezia, Basilica di San Marco, Tesoro di San Marco, inv. 34
    Edizione: Restituzioni 2006
    Autore scheda in catalogo: Gabriella Delfini Filippi
    Restauro: Corinna Mattiello
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Venezia e Laguna

    Mani che alzano al cielo il calice della cena; riflessi di luce che attirano gli sguardi; e cuori nel silenzio della sera che attendono il riposo della benedizione.

    Scheda breve

    Il calice presenta un piede a sei lobi, elevato su bordo e zoccolo liscio, decorato con tralci a sbalzo e impreziosito da tre medaglioni a niello che scandiscono ritmicamente la base. I medaglioni raffigurano Maria con il Bambino, una santa con la candela accesa e un santo giovane con un libro sulla sinistra e una candela accesa sulla destra (le candele accese sono testimonianza di fede). Il nodo al centro del fusto è a doppia valva baccellata con fascia centrale traforata: la forma sferica segna secondo alcuni studiosi (Molinier) la rottura con la tradizione gotica e permette di datare il calice alla seconda metà del XV secolo. La coppa è liscia ed espansa, come una campana capovolta. Il calice è assimilabile, per l’impostazione formale e per la decorazione, ad un calice dell’ottavo decennio del XV secolo, di orafo veneto, conservato nella chiesa di Orzes (Belluno).

     

    Fu legato al Tesoro di San Marco alla morte di monsignor Antonio Ciconi, canonico di S. Marco (defunto nel 1869).

     

    Le condizioni dell’oggetto non erano buone: la doratura appariva consunta, specialmente all’interno della coppa, e le superfici si presentavano offuscate e scurite da solfuri d’argento e da sporco supeficiale. Dopo lo smontaggio delle varie componenti si è provveduto ad una pulitura a tampone delle parti argentate e di quelle in rame. I solfuri d’argento sono stati asportati con l’impiego di alcol e bicarbonato di sodio, o carbonato di calcio in polvere finissima. Le superfici sono state poi lavate con acqua deionizzata, quindi sono state disidratate con getti d’acqua calda e ventilazione forzata. Con una resina nitrocellulosica applicata a pennello si è infine proceduto a dare al calice un velo protettivo.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro

    Durante il restauro, particolare

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare

    Approfondimenti

    Restituzioni 2006

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Vicenza 2006

    Altre opere dell'edizione

    oreficeria

    Due catene da orologio (Collana di Ganimede, Collana di Perseo); Due bracciali (Collana di Patroclo, Catenella del sacrificatore)

    corredo funerario

    Gruppo di quattordici anelli e sette gemme incise

    scultura

    Altare funerario ottagonale

    scultura

    Ara funeraria con scena di banchetto

    https://www.gallerieditalia.eu
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