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    Torna a Aquileia. Il mosaico pavimentale. 2000

    Basilica di Aquileia. Mosaico pavimentale. Aula sud

    Data: IV secolo d.C.
    Artista: Mosaicisti paleocristiani
    Tecnica/Materiale: Tessere musive
    Dimensioni: 3700 x 2000 cm ca
    Provenienza: Ab origine
    Collocazione: Basilica di Aquileia. Aula sud
    Edizione: Aquileia. Il mosaico pavimentale. 2000
    Autore scheda in catalogo: Maurizio Buora Gian Carlo Menis
    Restauro: Cooperativa Mosaicisti di Ravenna
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia.

    Le acque mi hanno sommerso; l'abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti; la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa. (Libro di Giona, 2, 6-8)

    Scheda breve

    La basilica di Aquileia si compone, essenzialmente, di due aule parallele separate da ambienti di servizio.
    Il pavimento musivo dell’aula nord, impoverito dalle fondazioni del campanile romanico, è ripartito in quattro campate, suddivise da tre fascioni floreali e vivacemente decorate da alcuni animali, posti al centro di ottagoni e quadrati.  Il grande mosaico pavimentale dell’aula sud, il più esteso di tutto il mondo cristiano occidentale, non presenta un motivo decorativo uniforme e ripetitivo ma è diviso in dieci tappeti figurati con soggetti biblico-simbolici, segnati da grandi fascioni di girali d’acanto. Notevoli, per  spessore simbolico e potenziale narrativo, sono le tre grandi scene marine con la storia di Giona (prima campata verso est), con al centro  l’epigrafe a Teodoro; le venti figure di offerenti, disposte attorno all’immagine della Vittoria cristiana, simboleggiata da una bionda fanciulla dalle ali celesti reggente una palma e una corona d’alloro (terza campata); i cinque busti di giovani, ritratti con grande intensità psicologica del quinto quadro, insieme agli altri ritratti, raffiguranti benefattori della sesta campata. Significativa anche la settima, composta di tre ottagoni centrali e nove semi ottagoni laterali, posti attorno all’immagine del Buon Pastore, e l’ottava, caratterizzata dalla presenza di quattro ritratti femminili e al centro, distrutta da una lastra tombale, una scena di pesca. Sullo sfondo della nona campata si staglia invece la scena di una lotta fra il gallo e la tartaruga, di vivacissima resa, seguita infine dall’ultima campata, abbellita da cerchi e ottagoni colorati con un solo campo figurativo: una testa di profilo con  la lingua verso occidente, a richiamare i riti esorcistici precedenti l’amministrazione del battesimo.

     

    Il complesso monumentale della basilica di Aquileia si inserisce in uno splendido contesto storico e archeologico, segno ancora visibile del prestigio goduto dall’antica colonia romana, fondata nel 181 a.C.  e trasformata nel VI secolo in potente sede patriarcale.
    Fondato nel 313 d.C . sull’area di un edificio residenziale romano (I a.C.) dal vescovo Teodoro, il complesso episcopale fu preceduto da un progetto elaborato alla fine del III secolo, momento di grande tolleranza religiosa e di forte espansione cristiana. Fu allora che venne ideato il pavimento per l’aula nord, presto interrotto, tuttavia, all’inizio del IV secolo, a causa della persecuzione diocleziana.
    Ripresi dopo l’avvento della seconda tetrarchia, i mosaici furono portati a termine dopo la vittoria di Costantino con la realizzazione di getto dell’intero pavimento dell’aula sud e la conclusione dell’aula nord.

     

    L’intervento di restauro del manto musivo dell’aula sud si è reso necessario per arrestare un fenomeno di degrado superficiale ma rilevante nonché di porre rimedio alla loro non corretta leggibilità, in forza di precedenti restauri. L’aggressione biologica verificata all’inizio dei lavori, favorita dall’elevata umidità dell’ambiente e dal deposito di particellato atmosferico, riguardava porzioni consistenti della superficie e si traduceva nella decoesione delle malte con conseguente distacco delle tessere.
    Il restauro è stato preceduto da analisi chimiche e microscopiche che hanno permesso di riscontrare le caratteristiche tessiturali e di classificare petrograficamente le diverse tessere lapidee; sono state inoltre effettuate analisi termodifferenziali, termogravimetriche e difrattometriche ai raggi X: utili, le prime due, per la quantificazione dei carbonati presenti e per individuare i prodotti di degrado legati a passati restauri.
    L’intervento si è rivolto su due principali fronti: la rimozione dei prodotti in precedenza applicati e la drastica riduzione dell’umidità. La rimozione, effettuata con mezzi meccanici (spazzole morbide, in fibra naturale e sintetiche), è stata seguita da un’accurata pulitura con acqua e biocidi e da un’importante operazione di consolidamento e la finale  applicazione di un protettivo sintetico per il controllo della microflora del materiale lapideo.

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Prima del restauro

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante

    Applicazione a pennello di sapone battericida per facilitare la rimozione del terriccio

    Rimozione del terriccio mediante spazzole di saggina

    Durante il restauro

    Durante il restauro

    Durante il restauro

    Durante il restauro

    Rimozione dei depositi pulverulenti mediante spazzole di saggina e acqua

    Asportazione del materiale inerte mediante spugnature

    Dopo
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    Dopo

    “Pesci” nel pavimento dell’aula sud

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro

    Il complesso basilicale di Aquileia

    La basilica di Aquileia con il pavimento dell’aula sud del vescovo Teodoro

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