Il gruppo argenteo dell’Assunta di Gerace è una preziosa testimonianza delle espressioni artistiche napoletane della seconda metà del XVIII secolo ancora aderenti ai raffinati stilemi tardobarocchi. L’insieme poggia su una base polilobata con ricche volute agli angoli; al suo centro è presente un’insegna vescovile da riferire a monsignor Pietro Domenico Scoppa, vescovo della diocesi di Gerace dal 1756 al 1793. La commissione della scultura da parte del vescovo Scoppa è ulteriormente confermata da un’epigrafe, oggi collocata nel cortile del Palazzo Comunale di Gerace, che in origine doveva trovarsi nella cappella dell’Assunta della cattedrale. Sulla ricca base poligonale poggia un morbido vortice di nubi su cui si stagliano, sulla fronte, due teste di serafini e, ai lati, due vivaci cherubini. La figura dell’Assunta si eleva da questa massa plastica e movimentata con un moto vorticoso e ascensionale accentuato dall’emergere delle forme anatomiche e dall’andamento della veste. La testa della Vergine è coronata da dodici stelle e si realizza così in questo gruppo una commistione tra i temi mariani dell’Assunta e dell’Immacolata Concezione. Il volto della Madonna ha un’espressione intensa ed estatica e il capo, piegato leggermente a destra, è rivolto verso l’alto; la posizione delle braccia, in un gioco di echi e rimandi con i gesti e le movenze degli angeli laterali, enfatizza il distacco dalla vita terrena e sottolinea la ricerca di equilibrio durante il volo verso l’alto. La leggerezza e l’eleganza del movimento sono sottolineate anche dal prezioso e ampio manto a broccato a fiori. Il gruppo scultoreo si presenta quasi come un’apparizione e il fedele partecipa meravigliato al momento in cui la Vergine è assunta in cielo. La Vergine e i puttini non entrano in contatto visivo con l’osservatore, ma lo coinvolgono emotivamente con i loro sguardi e gesti pieni di tensione. Il restauro dell’Assunta di Gerace, realizzato nell’ambito di Restituzioni, ha permesso principalmente di ripristinare le condizioni di sicurezza e di garantire così la conservazione di un’opera dal forte valore artistico e devozionale. Tra le novità più rilevanti emerse grazie al restauro vi è finalmente la possibilità di una corretta lettura della vicenda storico-artistica dell’opera. Parte della bibliografia precedente ha riportato la notizia che sul manufatto fossero presenti punzoni personali con le iniziali «GD». Poiché sotto la suola del piede destro della Vergine vi è un’iscrizione in caratteri corsivi che riporta la scritta «Cajetanus Dattilo F. / 1772», il dibattito storico-artistico era unanime nell’attribuire la realizzazione della statua a un non meglio identificato Gaetano Dattilo. Nessuno tra gli studiosi era però riuscito a rintracciare altre opere che presentassero le iniziali «GD» e quindi la personalità di Gaetano Dattilo non aveva avuto alcun riscontro oggettivo. La lettura corretta dei punzoni ha espunto la possibilità che tale sconosciuto argentiere sia stato l’esecutore dell’opera. Per prima Rosanna Caputo ha segnalato la presenza, oltre che del punzone «GD», di un altro bollo con le iniziali «SD» che, effettivamente, è l’unico punzone riscontrato. Il Gaetano Dattilo citato nell’iscrizione sotto il piede è forse riferibile a un personaggio di spicco del mondo ecclesiastico ed è infatti significativo che il 1772 sia l’anno di inizio dell’abbaziato a Cava de’ Tirreni dell’abate Gaetano Dattilo. La famiglia Dattilo ha origini antichissime nel Regno di Napoli; un ramo della famiglia già dal XIII secolo si stabilì in Calabria ed ebbe dimore a Cosenza e a Santa Caterina dello Ionio. Tra le insegne araldiche della famiglia vi è anche la palma così come nello stemma del vescovo Scoppa che era originario della stessa Santa Caterina. La «F.» dell’iscrizione non è necessariamente da leggere come firma dell’artista, ma piuttosto come volontà e attestazione di una presenza di rango in questo territorio. Il modello da cui fu tratto il gruppo scultoreo è attributo a uno dei più dotati allievi di Giuseppe Sanmartino (1720-1793), lo scultore Salvatore Franco, ben più noto per la modellazione di figure presepiali. L’Assunta mostra dunque una piena adesione agli stilemi della produzione artistica settecentesca napoletana. La realizzazione nel Regno di Napoli e la datazione al 1772 sono confermate dalla presenza del bollo coronato «NAP / 1772».
Restituzioni 2018. Guida alla mostra
a cura di Carlo Bertelli, Giorgio Bonsanti, Venezia 2018 (guida cartacea)
