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    Torna a Restituzioni 2006

    Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonino di Castello

    Data: 1512-13
    Artista: Vittore Carpaccio
    Nascita artista: Venezia, 1460 ca
    Morte artista: ante 1526
    Tecnica/Materiale: Tela
    Dimensioni: 124 x 178 cm
    Provenienza: Venezia, chiesa di Sant’Antonio di Castello
    Collocazione: Venezia, Gallerie dell'Accademia
    Edizione: Restituzioni 2006
    Autore scheda in catalogo: Sandra Rossi
    Restauro: Egidio Arlango
    Ente di Tutela: Soprintendenza Speciale per il Polo Museale veneziano

    Il fascinoso mondo dei santi si incontra con la storia quotidiana di Venezia, la storia fatta di ragioni ideologiche, di propaganda politica e di un grande dibattito religioso che ne anima il vivace tessuto sociale: una storia che Carpaccio interpreta e affronta con gli strumenti dell’artista e con l’intelligenza dell’osservatore attento.

    Scheda breve

    Lungo la navata centrale di una chiesa si vedono sfilare in fila per due, con tanto di croci e corone di spine, i protagonisti di una fra le vicende agiografiche più conosciute e amate fra Quattro e Cinquecento: la storia dei diecimila martiri crocifissi nell'Ararat, desunta da quell’inesauribile miniera che è la Legenda aurea.

    Il grande dipinto prende spunto da un fatto che la cronachistica riporta al 1511: la visione dei martiri in processione che Francesco Antonio Ottoboni, priore di Sant'Antonino di Castello a Venezia, ebbe in seguito al timore di un contagio di peste. Egli infatti è raffigurato a sinistra mentre osserva lo svolgersi della processione che dall'esterno dell'edificio – la stessa chiesa di Sant'Antonino, demolita già nell'Ottocento – si avvia verso l'abside per ottenere la benedizione di san Pietro, posto di fronte all’altare in abiti pontificali.  

     

    L'attribuzione a Carpaccio in passato non è stata unanimemente condivisa, a causa della modesta qualità dell'opera, dovuta ad alterazioni che ne avevano modificato i rapporti cromatici e spaziali, ora in larga parte recuperati.

    Il restauro ha infatti permesso di confermare l’autografia di Carpaccio, autore della Pala  dei diecimila martiri per l'altare Ottoboni di Sant'Antonino (eretto nel 1512), vincolandola così a un preciso ambito culturale e ideologico. La vicenda del martirio di diecimila soldati, fatti crocifiggere dall'imperatore a causa della loro conversione al Cristianesimo, era stata ripresa in termini attualizzanti come simbolo delle virtù cristiane contro gli infedeli turchi. La sua rappresentazione trovava quindi un ambiente ideale nella chiesa – sita presso l'Arsenale – di Sant'Antonino, luogo di devozione di molte famiglie veneziane impegnate nelle guerre marinare.

    E' dunque possibile che il dipinto in oggetto rappresenti una processione reale, organizzata dai membri della Scuola dei Diecimila Martiri, documentata dal 1512 all'interno dello stesso complesso.

    Fra le varie proposte, l'ipotesi di datazione al 1512-13 sembra essere la più convincente. Essa infatti è confortata  dall'analisi riflettografica, che ha permesso di vedere, al di sotto della superficie pittorica, la rappresentazione dell'altare Ottoboni: altare che appare già finito e completo dell'abbozzo della Pala dei Diecimila martiri. 

     

    La superficie pittorica appariva danneggiata da una generale abrasione, dovuta forse a una pulitura aggressiva: situazione aggravata da numerose e ampie ridipinture. Sono state quindi eliminate tali ridipinture, almeno le più recenti, di primo Novecento, dove la stesura pittorica originale è risultata ancora recuperabile. Sono stati invece lasciati due piccoli tasselli, a titolo documentario: uno in alto, dove è stata modificata la posizione della decorazione lineare rossa e l'altro in basso, dove è stata corretta la prospettiva del pavimento.

    Nel complesso, alcuni punti hanno acquistato una migliore leggibilità, come il mobiletto intarsiato vicino al portale d'ingresso e, soprattutto la zona della cappella sotto il barco.

    Grande merito del restauro è stato quello di consegnare un'immagine più apprezzabile dal punto di vista della qualità artistica e riaccendere così il dibattito critico, occasione fondamentale per nuove aperture interpretative. 

     

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Prima del restauro

    Prima del restauro, con luce ultravioletta

    Durante
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Durante

    Durante il restauro, dopo la pulitura

    Particolare durante il restauro

    Particolare durante il restauro

    Riflettografia con scanner IR-colore ad alta risoluzione CNR-INOA

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro

    Particolare dopo il restauro

    Particolare dopo il restauro

    Particolare dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni 2006

    Tesori d'arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Vicenza 2006

    Altre opere dell'edizione

    oreficeria

    Due catene da orologio (Collana di Ganimede, Collana di Perseo); Due bracciali (Collana di Patroclo, Catenella del sacrificatore)

    corredo funerario

    Gruppo di quattordici anelli e sette gemme incise

    scultura

    Altare funerario ottagonale

    scultura

    Ara funeraria con scena di banchetto

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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