• SEGUICI SU
  •  
  •  
  •  
  •  
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
  • GALLERIE D’ITALIA
  • COPYRIGHT
  • CONTATTI
    • IL PROGETTO
    • LE EDIZIONI
    • LE PUBBLICAZIONI
    • VIDEO
    • Restituzioni
    • Restituzioni monumentali
    • Spin-Off
    Torna a Restituzioni 2000

    Ancona di san Donato vescovo, adorato dal podestà di Murano Donato Memmo assieme alla moglie

    Data: 1310
    Artista: Marco e Paolo da Venezia (attribuito), con anonimo intagliatore (attivi nella prima metà del XIV secolo)
    Tecnica/Materiale: Tempera su tavola intagliata e dorata  
    Dimensioni: 201 x 143 cm (ridotta superiormente a centina); foglia d’oro 8 x 8 cm ciascuna
    Provenienza: Ab origine
    Collocazione: Diocesi di Venezia
    Edizione: Restituzioni 2000
    Autore scheda in catalogo: Ettore Merkel
    Restauro: Valentina Piovan
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Venezia

    Narra Mileto nella sua Chronica […] che in quei tempi apparve in Epiro un enorme drago. Donato vescovo, noto per la sua virtù, gli sputò in bocca e lo uccise. (Jacopo da Varazze, Legenda aurea) L’autorevolezza del santo taumaturgo, ben viva nella leggenda agiografica e nell’immaginario collettivo, è richiamata con forza nella splendida tavola di Murano.

    Scheda breve

    Contro uno sfavillante sfondo dorato emerge con forza la figura di Donato, santo patrono di Murano, ripreso frontalmente e a figura intera, con la solennità propria dell’icona.

    Lo sguardo sembra volgersi altrove, con espressione distaccata; la barba grigia, finemente tratteggiata, e la mitra sul capo accentuano il carattere intensamente ieratico dell’immagine. L’esibizione del pastorale e di un libro chiuso, simboli del potere ecclesiastico e del sapere codificato, rende ancora più evidente l’autorevolezza spirituale e morale del santo, oggetto della devozione dei due minuscoli personaggi ai suoi piedi. Questi ultimi sono i committenti, il podestà di Murano e la moglie, rappresentanti della comunità civile ed ecclesiastica dell’isola, che vuole essere rappresentata come infinitamente umile quanto infinitamente devota al culto del patrono.

     

     

    L’opera fu probabilmente eseguita per il duomo di Murano, per adornare l’altare dedicato a san Donato, il cui corpo era stato collocato nella chiesa fin dal 1125. Il dipinto, “vera icona di san Donato”, doveva dunque trovarsi nella Cappella Maggiore, fra la navata centrale e il braccio sinistro del transetto, a rivestire una funzione prettamente devozionale. Poco dopo la metà del Settecento, l’opera, già manomessa da un’arbitraria centinatura, fu spostata sulla parete di fondo dell’abside e quindi marginalizzata.

    Sul piano critico, tuttavia, il dipinto è stato oggetto di un costante interesse e di vari studi, incentrati soprattutto sulla questione attributiva. L’ipotesi più accreditata sembra comunque, con Wolfgang Wolters, quella che vede l’opera come un prodotto di bottega, frutto della collaborazione tra un intagliatore/scultore e pittore: bottega che, in seguito al recente restauro, è stata identificata con quella di Marco e Paolo Veneziano, collaboratori di una fiorente impresa artistica a gestione familiare.

     

     

    Il restauro della pala è stato preceduto da alcune indagini chimiche e stratigrafiche, eseguite su due campioni di colore, allo scopo di acquisire informazioni oggettive sulla natura e la distribuzione dei materiali impiegati dall’artista (colori, leganti, preparazione). Sono state poi effettuate diverse operazioni: la saldatura del colore e della doratura; la disinfestazione del legno dall’attacco di insetti xilofagi; la stuccatura di numerose lacune del colore, dovute all’antica usanza devozionale di inchiodare gli ex voto direttamente alla pala. In particolare si sono colmate e ritoccate pittoricamente tutte le mancanze che interessavano le superfici a rilievo. A restauro ultimato, sono state stabilite alcune disposizioni circa la collocazione della pala, che poteva rimanere nella sede d’origine, ma all’interno di una teca climatizzata, al fine di garantirne la buona conservazione, preservandola dai danni dovuti agli sbalzi del microclima ambientale.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Prima

    Prima del restauro, particolare

    Prima del restauro, particolare

    Prima del restauro, particolare

    Prima del restauro

    Prima del restauro

    Durante
    Durante

    Durante il restauro

    Durante il restauro, particolare

    Durante il restauro, particolare

    Dopo
    Visualizza più foto Visualizza meno foto
    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare

    Dopo il restauro, particolare

    Approfondimenti

    Restituzioni 2000

    Capolavori restaurati, a cura di Fernando Rigon, Vicenza 2000

    Altre opere dell'edizione

    glittica

    Gruppo di gemme incise e cammei

    oreficeria

    Collana

    scultura

    Athena di Breno

    scultura

    Ara Grimani

    Età augustea

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
    Privacy policy INTESA SANPAOLO