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    Torna a Restituzioni 1996

    Alare a protome d’ariete

    Data: Piena età del ferro (VI-V secolo a.C.)
    Tecnica/Materiale: Trachite euganea dal Monte Cero
    Dimensioni: 47 x 50 cm
    Provenienza: Rinvenimento fortuito di Roberto Riondato di Cervarese Santa Croce (Padova) nell’alveo del fiume Bacchiglione, nei pressi del Castello di S. Martino della Vaneza
    Collocazione: Cervarese Santa Croce (Padova), Museo provinciale del fiume Bacchiglione (Castello di San Martino della Vaneza)
    Edizione: Restituzioni 1996
    Autore scheda in catalogo: Elodia Bianchin Citton
    Restauro: Alfonso Ruga, Martino Serafini (Ar.Co snc)
    Ente di Tutela: Soprintendenza Archeologica del Veneto

    L’ariete, proprio in quanto fa da guida al gregge, giustamente è destinato all’olocausto, cioè viene inteso come virtù e perfezione di vita: di chi è compito infatti se non dei capi insegnare le cose perfette?   Esichio di Alessandria

    Scheda breve

    Il manufatto qui presentato è un alare, ovvero un sostegno che, utilizzato in coppia, viene posto sul focolare per sorreggere la legna agevolandone la combustione. Ricavato dalla roccia di trachite del Monte Cero (sui Colli Euganei), è formato da una base parallelepipeda da cui ha origine una testa (protome) di ariete. L’animale ha un muso lungo e sottile sorretto da un doppio motivo a riccio, una bocca resa da una profonda linea orizzontale, occhi circolari con bulbo prominente, e grandi corna a volute. Il lato anteriore della base risulta sagomato, quasi a voler rappresentare l’ariete accovacciato sulle proprie zampe.

     

     

    L’impiego  dell’alare, attestato fin dall’età preistorica, è molto diffuso durante l’età del ferro e per tutta l’età romana fino ai nostri giorni. Questo esemplare, sulla base di elementi stilistici (in particolare il riccio sotto il mento dell’animale)  è databile alla prima età del ferro, intorno al VI-V secolo a.C. Rinvenuto nel fiume Bacchiglione a Cervarese Santa Croce, nel padovano, la sua tipologia, con la caratteristica terminazione a testa d’ariete, è in uso presso i Veneti antichi nel momento di massimo sviluppo e splendore della loro cultura.

    Non è casuale che questo alare raffiguri un ariete, animale che, collegato all’idea della fecondità, assume un valore sacrale nei riguardi della casa e quindi del suo centro, il focolare. Considerate le grandi dimensioni e l’elevato livello artistico del pezzo, si può inoltre ipotizzare un suo utilizzo non tanto domestico e quotidiano, quanto sacro e rituale, connesso con l’uso pubblico del focolare e del fuoco in generale.

     

     

    L’alare presentava un aspetto superficiale sporco per la presenza di depositi limosi, e un degrado articolato in fessurazioni, cavità, distacco di scaglie. La pulitura è stata eseguita alternando lavaggi a spruzzo, intervento meccanico, lavaggi con spugna. Per il consolidamento si è utilizzato adesivo vinilico. La protezione è stata eseguita con vernice acrilica.

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Dopo
    Dopo

    Dopo il restauro

    Approfondimenti

    Restituzioni '96

    Opere restaurate, a cura di Fernando Rigon, Cittadella 1996

    Relazione di restauro

    Altre opere dell'edizione

    corredo funerario

    Reperti in bronzo del Lago di Garda

    corredo funerario

    Corredo funerario. Reperti vari nn. 1-18

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    Statuetta di Demetra

    oreficeria

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