Il manufatto qui presentato è un alare, ovvero un sostegno che, utilizzato in coppia, viene posto sul focolare per sorreggere la legna agevolandone la combustione. Ricavato dalla roccia di trachite del Monte Cero (sui Colli Euganei), è formato da una base parallelepipeda da cui ha origine una testa (protome) di ariete. L’animale ha un muso lungo e sottile sorretto da un doppio motivo a riccio, una bocca resa da una profonda linea orizzontale, occhi circolari con bulbo prominente, e grandi corna a volute. Il lato anteriore della base risulta sagomato, quasi a voler rappresentare l’ariete accovacciato sulle proprie zampe.
L’impiego dell’alare, attestato fin dall’età preistorica, è molto diffuso durante l’età del ferro e per tutta l’età romana fino ai nostri giorni. Questo esemplare, sulla base di elementi stilistici (in particolare il riccio sotto il mento dell’animale) è databile alla prima età del ferro, intorno al VI-V secolo a.C. Rinvenuto nel fiume Bacchiglione a Cervarese Santa Croce, nel padovano, la sua tipologia, con la caratteristica terminazione a testa d’ariete, è in uso presso i Veneti antichi nel momento di massimo sviluppo e splendore della loro cultura.
Non è casuale che questo alare raffiguri un ariete, animale che, collegato all’idea della fecondità, assume un valore sacrale nei riguardi della casa e quindi del suo centro, il focolare. Considerate le grandi dimensioni e l’elevato livello artistico del pezzo, si può inoltre ipotizzare un suo utilizzo non tanto domestico e quotidiano, quanto sacro e rituale, connesso con l’uso pubblico del focolare e del fuoco in generale.
L’alare presentava un aspetto superficiale sporco per la presenza di depositi limosi, e un degrado articolato in fessurazioni, cavità, distacco di scaglie. La pulitura è stata eseguita alternando lavaggi a spruzzo, intervento meccanico, lavaggi con spugna. Per il consolidamento si è utilizzato adesivo vinilico. La protezione è stata eseguita con vernice acrilica.
Redazione Restituzioni
