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    Torna a Restituzioni 2011

    Adorazione del Bambino

    Data: 1520 ca
    Artista: Defendente Ferrari
    Nascita artista: Attivo a Chivasso dal 1500 al 1535 ca
    Morte artista: Post 1540
    Tecnica/Materiale: Tempera su tavola
    Dimensioni: 141 x 108 x 3,5 cm; con cornice settecentesca intagliata e dorata 158,5 x 127,5 x 8 cm
    Provenienza: Villa Focchiardo (Torino), Certosa di Banda
    Collocazione: Susa (Torino), sacrestia del Duomo (ivi trasferito nel 1865)
    Edizione: Restituzioni 2011
    Autore scheda in catalogo: Claudio Bertolotto
    Restauro: Doneux e Soci, Restauro opere d'arte, con la direzione di Claudio Bertolotto (SBSAE Piemonte); Analisi multispettrali: Thierry Radelet; Analisi stratigrafiche: Antonietta Gallone (Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano)
    Ente di Tutela: Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte

    … fanno corona intorno al divin putto quattordici angioletti genuflessi in adorazione. È singolare la loro attitudine colle ali coprenti le braccia e le calcagna, varianti di tono tra il rosso e il verde chiaro. Francesco Gamba

    Scheda breve

    Sullo sfondo di una silenziosa città rinascimentale, si apre la tenera scena dell’Adorazione del Bambino, che vede protagonisti una delicatissima Vergine avvolta in un manto blu; Giuseppe, spinto un po’ verso il fondo e colto in un momento di profondo raccoglimento, e una schiera di premurosi angioletti, iconografia davvero singolare, dalle guance rosee e i piccoli corpi esili, tutti inginocchiati intorno al piccolo Gesù. Il Bambino giace sulle pietre dell’umile riparo, appoggiato lievemente su un lembo del manto di Maria: egli, completamente nudo e gracile, ci appare quasi isolato e indifeso, protetto tuttavia dalla Madre, che gli è vicino e lo contempla a mani giunte e occhi socchiusi, con profonda devozione. Alle sue spalle un curioso angioletto spia la sacra scena dall’angolo più curioso della stalla, dove in fondo appaiono in coppia bue e asinello, tradizionale immagine della Natività.

     

    La critica è stata sempre benevola nei confronti di quest’opera, dove sono rielaborate suggestioni fiamminghe e tradizione figurativa locale. La meditazione sul tema della luce, che proviene da tre fonti distinte, la finezza dei dettagli anatomici e la particolare resa delle stoffe, dei sottili fili d’erba e dei fiori del primo piano tradisce l’accurato studio della pittura nordica.  Molto vi è anche del maestro Martino Spanzotti: il gesto devoto della Vergine, l’idea di Gesù Bambino adagiato sul lembo del mantello, lo studio prospettico. Tuttavia, rispetto al maestro, l’interpretazione analitica dello spazio e il rapporto fra figure e sfondo richiamano nuovamente una matrice  fiamminga.

    L’opera, ricoverata nel Duomo di Susa (1865) per essere sottratta all’incameramento dei beni ecclesiastici dall’abbazia di Santa Maria in Banda presso Villar Focchiardo, come ricorda la storiografia locale, viene ricondotta, sulla base di confronti stilistici con opere dello stesso artista, intorno agli anni Venti del Cinquecento, in un momento significativo nell’evoluzione stilistica di Defendente, che sempre più si allontana da Spanzotti per acquisire una più matura personalità artistica.

     

    Il dipinto è stato oggetto di un passato restauro, durante il quale furono applicate sul retro due barre orizzontali scorrevoli, ora tenute ferme. L’intervento è stato preceduto da una serie di analisi multispettrali, che hanno evidenziato come le dorature non siano originali. Grazie all’analisi a infrarosso è stato individuato il disegno preparatorio e alcuni pentimenti nella zona delle mani della Vergine e nel plinto in primo piano, in origine più piccolo. Si è quindi proceduto con la rimozione delle ridipinture e stuccature, mentre sono stati conservati i decori dorati del manto e l’aureola della Madonna e i nimbi di san Giuseppe e del Bambino, benché  le analisi abbiano confermato trattarsi di ridipinture realizzate con oro falso. Il restauro si è quindi concluso con la disinfestazione della tavola, la pulitura, il consolidamento dei sollevamenti degli strati pittorici, la stuccatura e la reintegrazione pittorica.

     

     

    Redazione Restituzioni

    Le fasi del restauro

    Prima
    Prima

    Grafico delle incisioni preparatorie

    Prima del restauro

    Durante
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    Durante

    Particolare della Madonna e san Giuseppe, infrarosso bianco/nero 1150nm con il disegno preparatorio

    Fluorescenza UV, con le ridipinture più scure

    Durante il restauro, particolare del Bambino, tassello di pulitura

    Durante il restauro, con le vecchie stuccature poi rimosse

    Dopo
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    Dopo

    Dopo il restauro

    Dopo il restauro, particolare del Bambino

    Dopo il restauro, particolare del paesaggio

    Dopo il restauro, particolare della Madonna e san Giuseppe

    Approfondimenti

    Restituzioni 2011

    Tesori d’arte restaurati, a cura di Carlo Bertelli, Venezia 2011

    Il Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico restaurato

    a cura di Marco Ciatti, Magnolia Scudieri, Firenze 2011

    Altre opere dell'edizione

    arredi e suppellettili

    Bronzetto raffigurante coppia abbracciata

    ceramiche e porcellane

    Cratere apulo a figure rosse

    Pittore di Baltimora (attribuito a)

    corredo funerario

    Corredo funerario tardo-etrusco

    scultura

    Coppia di ritratti

    https://www.gallerieditalia.eu
    PROGETTO CULTURA
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