Sullo sfondo di una silenziosa città rinascimentale, si apre la tenera scena dell’Adorazione del Bambino, che vede protagonisti una delicatissima Vergine avvolta in un manto blu; Giuseppe, spinto un po’ verso il fondo e colto in un momento di profondo raccoglimento, e una schiera di premurosi angioletti, iconografia davvero singolare, dalle guance rosee e i piccoli corpi esili, tutti inginocchiati intorno al piccolo Gesù. Il Bambino giace sulle pietre dell’umile riparo, appoggiato lievemente su un lembo del manto di Maria: egli, completamente nudo e gracile, ci appare quasi isolato e indifeso, protetto tuttavia dalla Madre, che gli è vicino e lo contempla a mani giunte e occhi socchiusi, con profonda devozione. Alle sue spalle un curioso angioletto spia la sacra scena dall’angolo più curioso della stalla, dove in fondo appaiono in coppia bue e asinello, tradizionale immagine della Natività.
La critica è stata sempre benevola nei confronti di quest’opera, dove sono rielaborate suggestioni fiamminghe e tradizione figurativa locale. La meditazione sul tema della luce, che proviene da tre fonti distinte, la finezza dei dettagli anatomici e la particolare resa delle stoffe, dei sottili fili d’erba e dei fiori del primo piano tradisce l’accurato studio della pittura nordica. Molto vi è anche del maestro Martino Spanzotti: il gesto devoto della Vergine, l’idea di Gesù Bambino adagiato sul lembo del mantello, lo studio prospettico. Tuttavia, rispetto al maestro, l’interpretazione analitica dello spazio e il rapporto fra figure e sfondo richiamano nuovamente una matrice fiamminga.
L’opera, ricoverata nel Duomo di Susa (1865) per essere sottratta all’incameramento dei beni ecclesiastici dall’abbazia di Santa Maria in Banda presso Villar Focchiardo, come ricorda la storiografia locale, viene ricondotta, sulla base di confronti stilistici con opere dello stesso artista, intorno agli anni Venti del Cinquecento, in un momento significativo nell’evoluzione stilistica di Defendente, che sempre più si allontana da Spanzotti per acquisire una più matura personalità artistica.
Il dipinto è stato oggetto di un passato restauro, durante il quale furono applicate sul retro due barre orizzontali scorrevoli, ora tenute ferme. L’intervento è stato preceduto da una serie di analisi multispettrali, che hanno evidenziato come le dorature non siano originali. Grazie all’analisi a infrarosso è stato individuato il disegno preparatorio e alcuni pentimenti nella zona delle mani della Vergine e nel plinto in primo piano, in origine più piccolo. Si è quindi proceduto con la rimozione delle ridipinture e stuccature, mentre sono stati conservati i decori dorati del manto e l’aureola della Madonna e i nimbi di san Giuseppe e del Bambino, benché le analisi abbiano confermato trattarsi di ridipinture realizzate con oro falso. Il restauro si è quindi concluso con la disinfestazione della tavola, la pulitura, il consolidamento dei sollevamenti degli strati pittorici, la stuccatura e la reintegrazione pittorica.
Redazione Restituzioni
