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    Il progetto

    Restituzioni è un programma biennale di restauri di opere d’arte appartenenti al patrimonio del Paese, promosso e curato da Intesa Sanpaolo.

    Curato nei suoi primi dieci anni di attività da Fernando Rigon, si avvale oggi della consulenza scientifica di Carlo Bertelli (dal 2000), Giorgio Bonsanti (dal 2013) e Carla Di Francesco (dal 2019).

    Restituzioni

    Sin dal 1989, con il programma Restituzioni, Intesa Sanpaolo si pone al fianco degli Enti ministeriali preposti alla tutela (Soprintendenze, Poli Museali, Musei autonomi) nella periodica individuazione di un consistente numero di opere bisognose di interventi conservativi, nel loro restauro, nella organizzazione delle mostre temporanee che permettono al grande pubblico di conoscere i risultati degli interventi, nella pubblicazione di sostanziosi cataloghi, cui storici dell’arte e archeologi lavorano per mettere a disposizione di tutti gli aggiornamenti scaturiti dalle ricerche effettuate.

    Avviato in Veneto in seno alla allora Banca Cattolica del Veneto, grazie alla felice intuizione del suo Presidente, Feliciano Benvenuti, Restituzioni ha gradualmente ampliato il proprio raggio di azione, di pari passo con la crescita di Intesa Sanpaolo, ed ha raggiunto oggi dimensione e importanza nazionali, fortemente sostenuto da Giovanni Bazoli.

    In trent’anni di attività, sono oltre 1500 le opere d’arte, dal Nord al Sud dell’Italia, restaurate e “restituite” alla collettività.

    In questa sorta di ideale museo che si sviluppa in un arco di tempo che va dal periodo protostorico al XX secolo, ai manufatti di ambito archeologico si affiancano opere dei più diversi periodi artistici, realizzate con materiali e tecniche esecutive estremamente diversificati che offrono alla scienza del restauro le casistiche più ampie per confronti e verifiche delle proprie metodologie.

    Un curriculum a cui si affiancano gli interventi su opere di scala monumentale, che hanno interessato, ad esempio, i mosaici pavimentali paleocristiani della Basilica di Aquileia, gli affreschi di Lanfranco nella Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, quelli di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, il portale in bronzo della Basilica di San Marco a Venezia, gli affreschi di Stefano fiorentino dell’Abbazia di Chiaravalle milanese, due delle vetrate rinascimentali di Santa Maria del Fiore a Firenze e, più recentemente, l’intera realtà museale di Casa Manzoni a Milano.

    Ad oggi, sono centinaia i siti archeologici, le chiese e i musei, garanti della destinazione pubblica dei propri tesori, che hanno beneficiato di questo programma, così come i laboratori di restauro qualificati, distribuiti su tutta la penisola, incaricati dei restauri e gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede storico-critiche per i cataloghi.

    Il sito web dedicato a Restituzioni intende presentare al pubblico la totalità delle opere sottoposte a restauro e valorizzare così la rete di relazioni e le importanti partnership instauratesi negli anni attraverso il progetto stesso, evidenziando l’importante “gioco di squadra” venutosi a creare tra pubblico e privato, finalizzato alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico.

    La presentazione di ciascuna opera prevede la possibilità di accedere a diversi gradi di conoscenza del manufatto, passando dalla essenziale scheda didascalica al breve testo di presentazione (una sintesi tratta dalla scheda del catalogo Restituzioni della relativa edizione) e, per le edizioni più recenti, alla scheda storico-artistica e alla relazione di restauro o al catalogo integrale.

    Insieme alle immagini del “prima”, “durante” e “dopo” restauro, alcuni brevi filmati ripropongono flash sulle fasi degli interventi più recenti.

    Dal 2013, inoltre, viene pubblicato on-line anche il catalogo generale di ciascuna edizione, con le schede storico-critiche e le relazioni di restauro relative a ciascuna opera restaurata: un modo per facilitare la diffusione della conoscenza e della ricerca.

    Attraverso il sito, prende forma il museo di Restituzioni e l’assenza di luogo trova spazio nel virtuale. Come in uno spazio reale, si dipanano i percorsi espositivi: luogo dove le opere restituite, conservate in sedi diverse e lontane l’una dall’altra, possono dialogare fra loro.

    Trent'anni di attività (1989-2019)

    Non c’è angolo d’Italia che non sia luogo d’arte. Lungo tutta la penisola, da nord a sud, le città e i borghi – con i loro musei, le collezioni, le chiese, i palazzi e i siti archeologici – sono ricchi delle testimonianze artistiche che hanno reso unica e straordinaria la storia del Paese. C’e bellezza ovunque, in Italia: una bellezza maestosa e al contempo pericolosamente fragile, minacciata dal passare dei secoli, dalle calamità, dall’incuria. La perdita dell’integrità e dei nostri tesori d’arte comporterebbe un vulnus della nostra stessa identità nazionale.

    Da questa convinzione è nato nel 1989 il progetto Restituzioni, che da ormai trent’anni vede il nostro Gruppo impegnato nel salvaguardare e ‘restituire’ al Paese i beni artistici e architettonici del patrimonio nazionale. […]

    Giovanni Bazoli                                                                  Gian Maria Gros-Pietro Presidente Emerito Intesa Sanpaolo                                Presidente Intesa Sanpaolo

    (dal catalogo Restituzioni 2018)


    Fragilità. Le ragioni di Restituzioni 2018

    Si può dire che non vi siano affreschi, tele, sculture e architetture che abbiano attraversato gli anni, a volte i secoli, senza bisogno di restauri. Vi sono restauri che fanno epoca perché rivelano le opere nella loro realtà al di là di una sequela di restauri che le avevano alterate, veri restauri di scoperta. Ma vi sono anche restauri dovuti alla necessità di contrastare l’azione del tempo, correggere errori, garantire la resistenza di un’opera al di là della sua intrinseca fragilità. Dove finisce la manutenzione incomincia il restauro, che è operazione programmata e impegnativa. […]

    Il restauro non è soltanto reazione alla fragilità dei manufatti, ma anche occasione di avanzamento della ricerca.

    Ogni esposizione di Restituzioni è infatti occasione di bilancio. Bilancio di quanto è stato fatto per meglio conoscere e proteggere un patrimonio fragilissimo, ma anche avvicinamento alla realtà materiale dell’arte, in un tempo in cui la profusione di stimoli visivi rischia di farci perdere la distinzione tra l’originale e le sue riproduzioni.

    Ogni volta Restituzioni rinnova il contatto con gli originali e le loro vicissitudini materiali e attraverso la loro storia, spesso tormentata, è un richiamo alla nostra responsabilità e all’innovazione della ricerca. […]

    Carlo Bertelli                                                                                                                      (dal catalogo Restituzioni 2018)


    L’oggetto del restauro fra resistenza e fragilità

    […] Coloro che si prendono cura della migliore conservazione delle opere d’arte si domandano sempre, come operazione mentale di default, quali siano gli elementi di minor resistenza di un oggetto, nell’intenzione di prevenire i danni intervenendo, se del caso, in via preventiva. Da tempo ormai si è raggiunta la coscienza che una manutenzione effettuata regolarmente può evitare di dover ricorrere a interventi più invasivi, i restauri veri e propri. E in ogni caso sappiamo che nessun restauro e da considerare definitivamente risolutivo, fino a escludere che si debba tornare in futuro a prendersi nuovamente cura della conservazione dell’opera; la finalità del restauro e piuttosto di estendere il più possibile i periodi intermedi fra un intervento e quello successivo. […]

    Per noi che quotidianamente viviamo il mondo del restauro, la sfida è sempre di identificare, nell’oggetto delle nostre attenzioni, quanta parte vi sia di resistente e intrinsecamente più forte, e quanta sia invece caratterizzata da una fragilità che può provocare reali criticità conservative. Sara nostro compito mantenere l’equilibrio che ha comunque fatto sì che l’oggetto arrivasse fino a noi, giungendo a minimizzare i rischi delle sue precarietà, e impegnandoci a salvarne tutte le proprietà che lo hanno reso degno di trasmissione alle generazioni future: naturalmente le qualità artistiche, quando sono presenti, ma altrimenti anche soltanto quelle a carattere storico o etno-antropologico, nel rispetto dei pochi che lo hanno realizzato o dei tanti che gli hanno riconosciuto un valore identitario.

    Giorgio Bonsanti                                                                                                                (dal catalogo Restituzioni 2018)


    Le ragioni di Restituzioni 2016

    […] La capillarità dell’attenzione di Restituzioni, che prende corpo in stretta collaborazione con le Soprintendenze e le altre istituzioni presenti sul territorio, è tratto distintivo del suo progetto, che opera pazientemente alla soluzione di problemi in un continuo concorso di competenze. Per un programma come questo, conta a volte tanto salvare un costume di marionetta quanto un vaso apulo, in un piano di conservazione di contesti. Microstoria e grande storia sono sempre storia.

    Conservare e conoscere il passato sta diventando oggi una forma appassionante di resistenza. Ogni restauro che viene presentato e fatto conoscere assume oggi il ruolo di presidio di civiltà.

    Carlo Bertelli                                                                                                                  (dal catalogo Restituzioni 2016)


    Il restauro, l’Italia

    […] a mio parere la specificità italiana nel restauro è data dalla grande diffusione di quest’ambito disciplinare nella cultura del nostro Paese. Da noi, pur con tutte le concezioni erronee che permangono anche per le responsabilità di una pubblicistica troppo spesso superficiale (i restauratori non sono dei ‘maghi’; il restauro non si ripropone, né lo consegue, di riportare l’opera ‘all’antico splendore’ o allo ‘stato originale’), la conservazione delle opere d’arte è un argomento con il quale abbiamo familiarità, nel quale ci imbattiamo nelle nostre esperienze quotidiane nelle città e nei territori. Lo troviamo presente nella pubblicistica anche non specializzata, lo vediamo proposto e raccontato in televisione; non è una nicchia riservata unicamente a pochi, almeno nel primo livello dell’informazione, quello della diffusione delle notizie e dell’introduzione agli argomenti, che poi, certo, saranno sviluppati e approfonditi in ambiti più professionali. Questa presenza così diffusa del restauro in Italia desta la sorpresa, la meraviglia, e, perché no, l’ammirazione di tanti colleghi stranieri che ne vengono a contatto, abituati come sono nei loro Paesi ad un profilo assai più basso. Per dirla ancor più esplicitamente: un progetto come quello pluridecennale di Restituzioni, con le centinaia e centinaia di opere restaurate finora e restituite (appunto) alla fruizione nelle condizioni migliori per prolungare la loro esistenza a vantaggio di tutti, in altri Paesi che non l’Italia non sarebbe concepibile, e difatti non esiste. […]

    Giorgio Bonsanti                                                                                                              (dal catalogo Restituzioni 2016)

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