Sin dal 1989, con il programma Restituzioni, Intesa Sanpaolo si pone al fianco degli Enti ministeriali preposti alla tutela (Soprintendenze, Poli Museali, Musei autonomi) nella periodica individuazione di un consistente numero di opere bisognose di interventi conservativi, nel loro restauro, nella organizzazione delle mostre temporanee che permettono al grande pubblico di conoscere i risultati degli interventi, nella pubblicazione di sostanziosi cataloghi, cui storici dell’arte e archeologi lavorano per mettere a disposizione di tutti gli aggiornamenti scaturiti dalle ricerche effettuate.
Avviato in Veneto in seno alla allora Banca Cattolica del Veneto, grazie alla felice intuizione del suo Presidente, Feliciano Benvenuti, Restituzioni ha gradualmente ampliato il proprio raggio di azione, di pari passo con la crescita di Intesa Sanpaolo, ed ha raggiunto oggi dimensione e importanza nazionali, fortemente sostenuto da Giovanni Bazoli.
In trent’anni di attività, sono oltre 1500 le opere d’arte, dal Nord al Sud dell’Italia, restaurate e “restituite” alla collettività.
In questa sorta di ideale museo che si sviluppa in un arco di tempo che va dal periodo protostorico al XX secolo, ai manufatti di ambito archeologico si affiancano opere dei più diversi periodi artistici, realizzate con materiali e tecniche esecutive estremamente diversificati che offrono alla scienza del restauro le casistiche più ampie per confronti e verifiche delle proprie metodologie.
Un curriculum a cui si affiancano gli interventi su opere di scala monumentale, che hanno interessato, ad esempio, i mosaici pavimentali paleocristiani della Basilica di Aquileia, gli affreschi di Lanfranco nella Cappella del Tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli, quelli di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, il portale in bronzo della Basilica di San Marco a Venezia, gli affreschi di Stefano fiorentino dell’Abbazia di Chiaravalle milanese, due delle vetrate rinascimentali di Santa Maria del Fiore a Firenze e, più recentemente, l’intera realtà museale di Casa Manzoni a Milano.
Ad oggi, sono centinaia i siti archeologici, le chiese e i musei, garanti della destinazione pubblica dei propri tesori, che hanno beneficiato di questo programma, così come i laboratori di restauro qualificati, distribuiti su tutta la penisola, incaricati dei restauri e gli studiosi coinvolti nella redazione delle schede storico-critiche per i cataloghi.
Il sito web dedicato a Restituzioni intende presentare al pubblico la totalità delle opere sottoposte a restauro e valorizzare così la rete di relazioni e le importanti partnership instauratesi negli anni attraverso il progetto stesso, evidenziando l’importante “gioco di squadra” venutosi a creare tra pubblico e privato, finalizzato alla salvaguardia e alla valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico.
La presentazione di ciascuna opera prevede la possibilità di accedere a diversi gradi di conoscenza del manufatto, passando dalla essenziale scheda didascalica al breve testo di presentazione (una sintesi tratta dalla scheda del catalogo Restituzioni della relativa edizione) e, per le edizioni più recenti, alla scheda storico-artistica e alla relazione di restauro o al catalogo integrale.
Insieme alle immagini del “prima”, “durante” e “dopo” restauro, alcuni brevi filmati ripropongono flash sulle fasi degli interventi più recenti.
Dal 2013, inoltre, viene pubblicato on-line anche il catalogo generale di ciascuna edizione, con le schede storico-critiche e le relazioni di restauro relative a ciascuna opera restaurata: un modo per facilitare la diffusione della conoscenza e della ricerca.
Attraverso il sito, prende forma il museo di Restituzioni e l’assenza di luogo trova spazio nel virtuale. Come in uno spazio reale, si dipanano i percorsi espositivi: luogo dove le opere restituite, conservate in sedi diverse e lontane l’una dall’altra, possono dialogare fra loro.